Italiana a Shanghai: «La Cina chiude perché teme una ricaduta di casi positivi portati dall'estero»

Interviste da Salotto. La rubrica di Selene Vicenzi che racconta questo periodo di clausura vissuto oltre i confini italiani: dal Londra a Dubai, da Panama a Beirut

 

Un'altra storia, della rubrica, "Interviste da Salotto", la storia di Carlotta G., italiana che  vive in Cina da sedici anni, partner di un'agenzia che si occupa di produzioni video. Carlotta era proprio a Shanghai, quando intorno al 20 gennaio è esplosa l'epidemia nella zona di Wuhan, ha visto la sua città d'adozione, sempre affollatissima, trasformarsi in pochi giorni in città fantasma. 

Nel video ci racconta l'evolversi delle misure di contenimento, adottate dal Governo Cinese.

L'elevata diffusione della digitalizzazione in Cina- spiega Carlotta- ha facilitato la vita del cittadino, ad esempio con  l'utilizzo di applicazioni come WeChat, non c'è più stato il bisogno di utilizzare il cash, tutto viene pagato online. Inoltre, tante applicazioni governative, sono state molto utili per monitorare i casi positivi di Covid-19.  Grazie a queste app di localizzazione si può sapere dove le singole persone hanno trascorso le ultime due settimane, così da capire quanto sono a rischio  virus.

La ripresa a Shanghai

La ripresa è stata molto graduale-racconta Carlotta- la vita non è tornata quella di prima! Ora si ha  paura di una ricaduta di casi positivi portati dall'estero ed è per questo che il Governo Cinese ha chiuso la Cina a tutti gli stranieri!

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