Scuola, ecco il manuale operativo veneto per la ripartenza a settembre

Un documento contente suggerimenti e soluzioni pratiche per dirigenti scolastici ed enti locali, affinché tutti i 690mila studenti veneti possano tornare sui banchi, in presenza e in sicurezza.

Studente con mascherina (Foto di repertorio)

Non è un ulteriore piano o una linea guida, ma è un «manuale operativo per la ripartenza», una sorta di cassetta degli attrezzi contente suggerimenti e soluzioni pratiche, che vanno utilizzate in massima libertà e autonomia da dirigenti scolastici ed enti locali per il riavvio dell'anno scolastico, a settembre. Un aiuto in più affinché tutti i 690mila studenti veneti possano tornare sui banchi, in presenza e in sicurezza.
Così l'assessore regionale alla scuola Elena Donazzan e la direttrice dell'ufficio scolastico regionale del Veneto Carmela Palumbo hanno presentato il manuale operativo per la ripartiza della scuola. «Il Veneto è la prima regione in Italia ad aver dettagliato indicazioni chiare che consentono ai dirigenti scolastici e agli enti locali di programmare spazi, modalità e organizzazione della didattica in tempo utile per la riapertura a settembre delle scuole di ogni ordine e grado - ha sottolineato l'assessore Donazzan - Non vogliamo che le nostre scuole arrivino in affanno alla riapertura del nuovo anno».

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(Donazzan e Palumbo con il manuale)

La parte più importante del manuale è forse la prima, quella dedicata agli spazi: contiene una funzione matematica, un abaco, che consente di definire la capienza delle aule scolastiche alla luce delle indicazioni sanitarie del comitato tecnico scientifico e delle norme vigenti in materia di distanziamento fisico e di sicurezza. Per gli spazi didattici la distanza tra i banchi non dovrà essere inferiore ai 60 centimetri, quella ottimale indicata è di 80 centimetri, tra le righe di banchi dovrà esserci di almeno un metro. Sulla base di queste regole e delle dimensioni dei banchi il manuale consente di pianificare la capienza massima delle aule, a seconda della loro dimensione. «Il 74% delle 30mila aule ordinarie presenti in Veneto hanno una superficie superiore ai 50 metri quadrati - ha specificato la direttrice dell'ufficio scolastico regionale - Le situazioni più critiche si potranno verificare per le prime classi delle superiori, in particolare nei licei delle città capoluogo, dove le classi contano anche 27 o 28 alunni».

Il manuale specifica nel dettaglio anche le regole d'uso di laboratori, palestre e spazi di sosta breve, poco toccati dalle indicazioni ministeriali, che «non sono spazi residuali, alternativi alle aule - ha precisato Carmela Palumbo - ma devono conservare la loro indispensabile funzione per le attività sperimentali e per l’attività motoria», nonchè l'organizzazione degli spazi non didattici, come mense, sala insegnanti, corridoi, spazi per la ricreazione, uscite, servizi.

«Abbiamo svolto una dettagliata ricognizione - hanno aggiunto Donazzan e Palumbo - offrendo un manuale di criteri che rappresenta la base di partenza per inquadrare in modo concreto le eventuali criticità. Saranno le conferenze di servizio provinciali con gli enti locali e le scuole, che si svolgeranno a partire già da domani, 8 luglio, a tradurre le indicazioni nelle singole realtà e nel giro di una decina di giorni avremo il quadro esatto ed analitico dei fabbisogni della scuola veneta, in modo da poter formulare al Ministero precise richieste in ordine a maggiore fabbisogno di personale, di risorse finanziarie e quant’altro necessario per assicurare l’avvio dell’anno scolastico».

Non secondaria la parte del manuale dedicata alle possibili soluzioni per la nuova organizzazione della didattica e del tempo scuola, con indicazioni concrete di modelli e modalità per alleggerire le classi con attività complementari, di potenziamento, a rotazione. «Dalla situazione di emergenza possiamo ricavare importanti stimoli per fare innovazione nella didattica, valorizzando esperienze di coordinamento, compresenza, alternanza, che istituti e docenti già conoscono e hanno già messo in campo», ha sottolineato Palumbo.
«L’impegno richiesto al personale rappresenta un punto di snodo - ha concluso Donazzan - In Veneto abbiamo detto no allo sdoppiamento delle classi, soluzione impraticabile perché non garantisce continuità didattica e non è sostenibile né economicamente né logisticamente. Meglio puntare su modelli diversi, rafforzando i docenti del potenziamento e garantendo l'unità del gruppo classe. Ma il Veneto deve fare i conti con una programmazione tardiva e fallimentare delle piante organiche del personale scolastico. Quest'anno abbiamo inoltre perso 3mila diplomati magistrali, licenziati a giugno. E le disposizioni del Decreto Scuola per la copertura delle cattedre con le graduatorie ad esaurimento sono talmente macchinose che le assegnazioni stabili al Veneto non arriveranno prima di novembre. Aver definito da subito i criteri guida per definire gli spazi e la capienza per l’attività didattica, ci dà la possibilità di quantificare con precisione al ministero di quanto e di quale personale scolastico e di quali risorse strutturali il Veneto ha bisogno per poter riportare tutti gli studenti a scuola a settembre».

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(Marzano, Palumbo e Donazzan)

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