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Domenica, 19 Maggio 2024
Salute

Medici di base, l'allerta dello Spi Cgil per il Veronese: «213 zone carenti, dato record»

Il sindacato dei pensionati ha richiamato l'attenzione sul tema, dopo la nuova ricognizione effettuata da Azienda Zero, indicando come la situazione si peggiorata soprattutto in alcune zone della provincia scaligera

Nel Veronese la situazione relativa alla carenza di medici di base si farebbe sempre più allarmante. A richiamare nuovamente l'attenzione sul tema è lo Spi Cgil di Verona, il quale sottolinea che al 2 aprile, secondo la nuova ricognizione effettuata sempre da Azienda Zero, le zone sguarnite di medici di medicina generale sarebbero tornate a salire toccando il dato record di 213, «il più alto in assoluto degli ultimi anni». Le assegnazioni di corsisti del corso regionale triennale per medici di medicina generale effettuate lo scorso dicembre da Azienda Zero avevano consentito di abbassare da 197 a 156 il numero di zone carenti, ma il loro effetto sarebbe già terminato.
Non versa in migliori condizioni la continuità assistenziale, l’ex guardia medica, che avrebbe proprio il compito di raccogliere la popolazione rimasta priva di medico di base: nell'area veronese gli incarichi vacanti sarebbero ancora 114, la cifra più alta tra tutte le aziende sanitarie del Veneto dopo l’Ulss 2 che ne conta 134.

Per il sindacato dei pensionati, tale variazione rispecchierebbe un andamento ormai consolidato, ovvero quello dell'apertura della professione ai corsisti, ai quali solitamente viene dedicato l’ultimo bando dell’anno solare. Questo permetterebbe si di tamponare numerose carenze, ma dopo pochi mesi, tra aprile e maggio, ci si ritroverebbe «da punto a capo con un’emergenza territoriale ancora più acuta».
Il grafico "a gradini" diffuso dallo Spi Cgil sulla variazione nel Veronese, vuole mostrare come a dicembre di ogni anno si verifichi un minimo di zone carenti e come tale miglioramento nel giro di qualche mese si dissolva, complici abbandoni e pensionamenti, toccando poi nuove vette. 

Variazione delle zone carenti

«Niente di cui stupirsi, ma tanto di cui indignarsi - ha commentato Adriano Filice, segretario generale Spi Cgil Verona -. Gli addetti ai lavori sanno perfettamente che quella del medico di famiglia è una professione sostanzialmente in panne, con un percorso formativo e di inserimento lavorativo da rivedere completamente in quanto non sostiene né incentiva la vocazione dei giovani professionisti ad intraprendere la carriera di medico di famiglia. È necessario cambiare le condizioni che determinano questa carenza; è altrettanto fondamentale mostrare la volontà politica di rafforzare la sanità pubblica, una sanità che abbia come obbiettivo la tutela delle persone più fragili. Una sanità pilastro di uguaglianza. È colpevole, in questo senso, il silenzio della politica regionale che da anni, anzi decenni, gira attorno al problema senza affrontarlo alla radice, col risultato che decine di migliaia di cittadini, soprattutto anziani, si trovano privi di assistenza primaria sul territorio, e quando si rivolgono ai pronto soccorso per mancanza di alternative, vengono tartassati dai ticket e pure ripresi perché ingolferebbero il servizio di medicina d’urgenza. Sulla sanità si sta giocando la tenuta del Paese ma qualcuno fa finta di non capirlo, strizzando l’occhio a chi non vuole pagare le tasse con cui si finanziano i servizi. La Cgil, lo Spi Cgil, chiede a tutte le forze politiche di assumere la sanità come una priorità della Regione e del Paese perché riteniamo che essa sia un elemento di uguaglianza tra cittadini, di benessere collettivo, di tutela dei più fragili. Una sanità universale sostenuta da tutti. Combattendo evasione ed elusione fiscale».

Il peggioramento sarebbe più acuto soprattutto in alcune aree della provincia: nella cintura metropolitana a Sud del capoluogo, comprendente le Circoscrizioni Quarta e Quinta e i Comuni di Castel D’Azzano, Buttapietra e San Govanni Lupatoto, si contano infatti ben 45 zone carenti (+17 rispetto a dicembre); nell’area del Baldo-Garda le zone carenti sono 28 (+11); nel Villafranchese 20 (+1); nell’entroterra gardesano e la Valpolicella 12 (+10). Nel capoluogo la situazione è stabile nelle Circoscrizioni Prima, Seconda e Terza (12 zone carenti con una variazione di -1); mentre peggiora l’ambito territoriale Est comprendente le Circoscrizioni Sesta e Settima e i Comuni di Lavagno e San Martino Buon Albergo (12 zone carenti, con una variazione di +5).

«Il problema della carenza di medici di base si intreccia inestricabilmente con l’allungamento delle liste di attesa e con la questione dell’invecchiamento della popolazione - ha concluso Filice -. Più la popolazione invecchia, più ha bisogni di servizi. Meno ne trova sul territorio, più si rivolge alle strutture ospedaliere. Questa emergenza sconta gli enormi ritardi che il Veneto ha accumulato nella evoluzione della medicina di base. È inconcepibile che nel 2024 non si trovi sul territorio la possibilità di fare almeno la diagnostica di base e che bisogna mettersi in lista di attesa (più spesso andare a pagamento) anche per una ecografia o un elettrocardiogramma. Dobbiamo aspettare le Case di Comunità? Sì, ma chi ci andrà a lavorare dal momento che le Ulss non dispongono di medici e infermieri a sufficienza e dal momento che non esiste ancora un piano per reperirli per tempo? I responsabili di questa situazione devono rendere conto ai cittadini».

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