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Diabete, Bonora: «Un grande aiuto dalla tecnologia, ma poco sfruttato»

Il responsabile del servizio di diabetologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona: «Viviamo nell’era diabetologica delle occasioni mancate»

Il diabete è un esempio di patologia cronica a gestione complessa: oltre 3,2 milioni di pazienti dichiarano di essere affetti in Italia, con un costo per il servizio sanitario nazionale stimato intorno ai 9 miliardi.

Le ultime innovazioni tecnologiche hanno fornito strumenti che sono in grado di cambiare l'evoluzione e il controllo della malattia, non solo nel diabete di tipo 1, ma anche nei pazienti di tipo 2. L'utilizzo delle nuove tecnologie ha dimostrato non solo un significativo miglioramento degli outcome clinici e della qualità di vita, ma anche importanti risparmi sui costi complessivi di gestione.
«L'innovazione tecnologica nel campo del diabete è stata straordinaria negli ultimi 30 anni, mettendo a disposizione nuovi farmaci anti-iperglicemici con differenti meccanismi d’azione e talora benefici clinici che prescindono dal controllo della glicemia, analoghi dell’insulina con profili farmacocinetici più fisiologici, glucometri più affidabili nelle misurazioni e dotati di funzioni accessorie preziose per una maggiore comprensione della situazione metabolica e per una guida più consapevole della terapia, sensori glicemici di uso più semplice, microinfusori più comodi per chi li indossa e più sofisticati nelle prestazioni, il tanto agognato pancreas artificiale in miniatura - ha spiegato il professor Enzo Bonora, responsabile del servizio di diabetologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona - Un ulteriore elemento di innovazione è la disponibilità di piattaforme su cui caricare dati clinici da parte dei pazienti perché questi siano visibili e condivisibili con il team curante. Tutto questo nella certezza che controllare meglio le glicemie si traduce in una prevenzione di complicanze che ancora oggi interessano centinaia di migliaia di italiani e che accorciano la vita di molti di loro in maniera rilevante. Un progresso tecnologico straordinario che si scontra con l’impossibilità attuale di offrire ad un più ampio numero di pazienti le più moderne opportunità di cura per la carenza di risorse umane specializzate di cui soffre il nostro sistema di cura. I centri diabetologici dotati delle risorse umane necessarie non sono aumentati di pari passo con l’innovazione tecnologica. Gli specialisti che operano da soli o in piccoli gruppi non sono in grado di sfruttare tutto quello che è oggi disponibile. I medici di famiglia non possono e non potranno mai essere autonomi di fronte a tanta complessità. In non poche realtà, inoltre, esistono ostacoli di varia natura all’accesso all’innovazione. Viviamo quindi nell’era diabetologica delle occasioni mancate, delle privazioni e delle negazioni a molti pazienti di quanto di meglio oggi è disponibile».

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