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Coronavirus - foto via Today.it

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Il coronavirus soffre le alte temperature: lo studio dell'Istituto Superiore di Sanità

«I nostri dati aiutano a spiegare il perché le condizioni ambientali estive più sfavorevoli per il virus ne abbiano rallentato la diffusione e il contagio», afferma il virologo Fabio Magurano

Il decadimento del virus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia Covid-19, è «sensibile all’aumento della temperatura ambientale, come dimostrato per altri virus». Così riporta l'Istituto Superiore di Sanità che spiega quanto ha potuto osservare un proprio team di ricercatori del Dipartimento di Malattie Infettive all'interno di uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Microbiology and Infection dell’European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases.

Gli esperimenti condotti in vitro hanno dimostrato che innalzando la temperatura fino a 28°C, la temperatura massima prevista per il mese di giugno, la carica virale subisce «un drastico decadimento entro le prime 24 ore dall’emissione di droplet infette», mentre per raggiungere gli stessi livelli di decadimento alla temperatura di 20-25°C (temperatura ambiente) sono necessari tre giorni.

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«I nostri dati aiutano a spiegare il perché le condizioni ambientali estive più sfavorevoli per il virus ne abbiano rallentato la diffusione e il contagio – spiega il virologo Fabio Magurano che ha coordinato lo studio. - Al contrario l’abbassamento delle temperature permette al virus di resistere di più e nel contempo giustifica una maggiore capacità delle goccioline respiratorie di persistere e diffondersi nell’ambiente, favorendo la diffusione del virus e il contagio».

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