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Guerra e caro energia, Zaia: «Pnrr va cambiato». Il ministro dell'economia: «Secondo me no»

Per il governatore del Veneto «ci sono tutte le condizioni per rivedere il piano o concepirne un alto per questa nuova congiuntura». Ma il ministrro Daniele Franco la pensa diversamente: «I motivi per cui l'Europa si è data questo piano non sono cambiati»

«Per il Veneto abbiamo, da un lato, un progetto di investimento che vede già confermati 2 miliardi e 719 milioni di euro. Dall’altro abbiamo fatto un lavoro che è unico a livello nazionale: abbiamo creato un tavolo di partenariato, raccogliendo oltre 150 progetti con oltre 60 interlocutori del territorio. Abbiamo, quindi, redatto un ulteriore progetto di fattibilità del valore di 7 miliardi e 800 milioni che riesce a movimentare 22 miliardi di pil a livello nazionale e creare occupazione, sempre a livello nazionale, per 110.000 persone delle quali 43.000 direttamente nella nostra Regione». È quanto ha sottolineato il presidente della regione del Veneto, Luca Zaia, intervenendo oggi a Venezia all’incontro "Italia Domani – Dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza", appuntamento a cui erano presenti anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Il governatore ha messo in evidenza la rilevanza dei sedici progetti complessivi della proposta della Regione del Veneto, affrontando contemporaneamente il mutamento dello scenario internazionale delle ultime settimane e le ripercussioni che comporta sulla programmazione fino ad ora redatta. «Dire che Pnrr vada rivisto non è una fantasia che qualcuno può essersi inventato - ha specificato il presidente Zaia -.  È prevista all’articolo 21 del negoziato la possibilità di rivedere la programmazione qualora cambino le condizioni economiche. Basta pensare che il piano è programmato per un’inflazione del 2% e oggi è quasi tripla. Trovo che le condizioni ci siano tutte a meno che non si pensi ad un nuovo piano che intervenga su tutto quello che ha causato questa congiuntura negativa rappresentata dalla guerra in Ucraina e da tutte le tensioni sui mercati per quello che riguarda i prezzi dei combustibili e dell’energia e degli alimentari».

Meno propenso all'idea di apportare modifiche al Pnrr è però apparso sempre quest'oggi a Venezia il ministro dell'Economia Daniele Franco, stando almeno alle sue dichiarazioni riportate dall'Ansa: «Molti chiedono se si debba cambiare il Pnrr per il caro energia e la guerra. Secondo me no, perché i motivi per cui l'Europa si è data questo piano non sono cambiati. L'obiettivo del Piano - ha poi aggiunto il ministro Franco - era quello di uscire dalla recessione, affrontare la questione climatica per la manifattura, cambiare i prodotti, il modo di viaggiare e consumare. Poi la rivoluzione tecnologica e l'inclusione. Quindi dobbiamo avere chiari questi obiettivi e semmai bisogna accelerare». Lo stesso ministro dell'Economia ha quindi precisato: «Può darsi che dovremo rivedere le valutazioni su alcune opere, e troveremo risorse europee o nazionali, ma l'importante è che ogni intervento sia selettivo, che vada a trovare i problemi e risolverli. Non credo sia il caso di rimettere in discussione tutto quanto, anzi, quanto sta accadendo dovrebbe indurci a procedere rapidamente».

I sedici progetti del Veneto riguardano:

  • Dissesto idrogeologico (2,8 miliardi);
  • Venezia capitale mondiale della sostenibilità, progetto che comprende "Marghera polo dell’idrogeno" (2,68 miliardi);
  • Ospedale sicuro e sostenibile con la realizzazione tra l’altro, di 91 Case della comunità, 49 centrali operative territoriali e 30 ospedali di comunità (756 milioni);
  • Concia, verso impatto ambientale zero: massimo recupero e riuso delle sostanze organiche e chimiche (275 milioni);
  • Approvvigionamento rete idrica con vari interventi (273 milioni);
  • Porto Marghera (267 milioni);
  • Filiere produttive con nuovi investimenti e finanziamento di 175 imprese (250 milioni);
  • Nuovo abitare, verde urbano e residenzialità (150 milioni);
  • Vivificazione delle lagune del Delta del Po (70 milioni);
  • Fascicolo digitale dell’edificio con l’obbiettivo di arrivare a una piattaforma unica edilizia (70 milioni);
  • Monitoraggio rischi ambientali: creazione di una piattaforma digitale unificata, anche predittiva (65 milioni);
  • Borghi, cultura, natura e turismo (52 milioni);
  • Space economy (41 milioni);
  • Rete quantistica veneta per la cyber sicurezza (30 milioni);
  • Monitoraggio ambientale Pianura Padana (21 milioni);
  • Casa digitale, per potenziare i servizi digitali dei comuni veneti per avere meno burocrazia (20 milioni).

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