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"Voto fantasma" al consiglio comunale di Verona, presentata denuncia

Il consigliere comunale Andrea Bacciga, collegato al consiglio comunale tramite computer, è risultato presente e votante pur essendosi scollegato dalla piattaforma informatica che permette di partecipare alle sedute

La schermata dei partecipanti da remoto al consiglio comunale di Verona (Foto Facebook - Andrea Bacciga)

Continua anche oggi, 27 luglio, la non stop del consiglio comunale di Verona per l'approvazione della Variante 29. La convocazione di oggi mostra come orario dalle 8.30 alle 24, una maratona che prevede solo delle pause per i pasti e per i cambi di turno dei dipendenti comunali. Una maratona a cui i consiglieri possono partecipare in presenza oppure collegandosi da remoto, nel rispetto delle norme anti-Covid.

Venerdì scorso, però, la possibilità di prendere parte al consiglio comunale in via telematica ha prodotto una evento che avrà sicuramente conseguenze giudiziarie. Come confermato dal presidente del consiglio comunale Leonardo Ferrari, venerdì scorso si è verificato un "voto fantasma". Il consigliere comunale Andrea Bacciga, collegato al consiglio comunale tramite computer, è risultato presente e votante pur essendosi scollegato dalla piattaforma informatica che permette di partecipare e votare durante sedute del consiglio.

«Chi ha votato al posto di Bacciga? E come faceva ad essere in possesso delle credenziali di accesso alla piattaforma? - ha chiesto il consigliere comunale di minoranza Michele Bertucco - I quesiti saranno posti, sotto forma di denuncia penale, alla polizia postale, su iniziativa del segretario comunale e di noi minoranze, che porteremo la questione anche davanti al prefetto. Ma al di là del caso Bacciga, la cosa grave è che da parte dei consiglieri di maggioranza continua ad esserci una inspiegabile reticenza a palesarsi, almeno durante il momento del voto, attraverso le telecamere. Abusando, politicamente parlando, della buona fede delle minoranze e di un regolamento per le sedute a distanza che manca o è del tutto lacunoso, la gran parte dei consiglieri non accende mai la telecamera. La maggioranza ha respinto anche una mozione che disponeva l'appello nominale in luogo di quello elettronico e il voto palese sugli emendamenti. Come accade anche durante le sedute in presenza, non è necessario che i consiglieri stiano sempre collegati, ma non è neanche ammissibile che facciano trascorrere ore senza dare segni di vita. Almeno al momento del voto dovrebbero essere tenuti a dare prova della propria presenza accendendo la telecamera».
«È grave che di fronte alle palesi debolezze del sistema di voto a distanza la maggioranza continui a mostrarsi refrattaria ad ogni nostra proposta tesa a rinforzare le garanzie del sistema attraverso l’introduzione del voto per chiamata e dell’appello nominale - hanno aggiunto i consiglieri del Partito Democratico Stefano Vallani, Elisa La Paglia e Federico Benini - Dovrebbe bastare il buon senso per capire che si prende in giro al democrazia se non c’è la sicurezza che i consiglieri siano effettivamente presenti al momento del voto».

Sull'episodo è intervenuto anche il diretto interessato, il consigliere Bacciga, che su Facebook ha scritto: «Venerdì scorso in consiglio comunale mi sono assentato. Ho fatto regolare procedura di disconnessione e ho avvisato i consiglieri di maggioranza che non sarei stato presente da remoto. È successo (fatto estremamente grave) che qualcuno è entrato con le mie credenziali nella piattaforma e ha votato "astenuto" a un emendamento. Si configura certamente un reato. E a breve farò denuncia. Qualche consigliere di minoranza però ne ha subito approfittato per attaccarmi ingiustamente, lasciando intendere che potrei io stesso essere l'artefice del reato e insinuando che io abbia dato le mie credenziali a qualcuno perché votasse al posto mio. Qualcuno è stato e di certo non in maggioranza. Ci si augura che non sia proprio chi si riempie la bocca con la parola legalità».

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