Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Verona, la Lega Nord di Salvini e Zaia si sposta più a destra: Tosi appoggia. Ma lavora per suo conto

Una "svolta" allungando la mano verso Marine Le Pen dei vertici del Carroccio, cavalcando le polemiche su immigrazione e tasse. Il sindaco di Verona è alle prese con la Fondazione per un novo centrodestra. Venetisti delusi

Flavio Tosi, Luca Zaia, Matteo Salvini. Tre nomi che ultimamente trovano sempre più spazio nelle pagine di giornali. Tre “artefici” della rinascita leghista, anche e soprattutto in Veneto, dopo la bufera che si è abbattuta su Umberto Bossi e il “cerchio magico”. L’ex segretario Roberto Maroni non aveva mentito: ha lasciato spazio ai “suoi” giovani prendendo posto in Regione Lombardia. E i suoi tre pupilli ora riempiono le cronache cittadine e nazionali puntando al recupero di consensi “padani”. L’emorragia di voti alle scorse elezioni sembra aver scosso non poco il mondo della Lega e urgevano soluzioni immediate e di impatto. La prima delle quali è stata la ricerca di alleanze che potessero portare avanti lo “spirito” del Carroccio: non sarebbe stato difficile stringere la mano alla destra sociale francese, quella di Marine Le Pen. Una “svolta” compiuta dal segretario Salvini e spinta dall’ondata di sbarchi sul suolo italiano. Profughi e rifugiati politici. Immigrazione. “Mare Nostrum”. Tasse. Gli storici cavalli di battaglia della Lega hanno ricominciato a trottare. Ed ecco quindi che il triumvirato “verde Padania” ha ricominciato a riacchiappare consensi. “Lega Nord più a destra” è un tema che non dispiace al sindaco di Verona, Flavio Tosi, anche segretario della Liga Veneta. Sulle pagine del Corriere Veneto non si è dichiarato sorpreso dalla “svolta” operata da Salvini:

«…E anzi: mi fanno piacere - spiega Flavio Tosi, segretario della Lega Veneta -. Non sono mai stato secessionista, sono federalista e credo che i problemi del Paese vadano affrontati nel loro complesso. Questa apertura a destra ci consente di allargare il consenso a chi non ha votato Lega ma la pensa come noi»

LEGA DI LOTTA E D'OPPOSIZIONE - Tuttavia, mentre il suo segretario si occupa di stringere alleanze e riportare la gente ad appoggiare le battaglie del Carroccio, il sindaco scaligero è impegnato più che mai alla costruzione della sua Fondazione “Ricostruiamo il Paese”, con la quale mira a rifondare il centrodestra post-Berlusconi. Nonostante si continuino a giurare stima reciproca, però, Salvini e Tosi sarebbero da tempo in conflitto. Tutto interno al movimento padano. Ultima riprova è stata l’esclusione del fedelissimo di Tosi, Manes Bernardini, dalle liste del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Fautrice della scelta era stata la segreteria provinciale gesti da un alleato di Salvini. Il segretario federale incassa anche l’appoggio del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che al di là di qualche avvicinamento sporadico, non è sulla stessa lunghezza d’onda del sindaco di Verona. Sulla spostamento a destra della Lega commenta secco, sulle pagine del quotidiano locale che

«Noi continuiamo a portare avanti le istanze che stanno a cuore ai nostri cittadini. Se poi queste istanze sono accolte da qualcuno che vuole manifestare con noi in maniera civile e democratica, la nostra piazza gremita di leghisti è aperta a tutti»

MAL DI PANCIA - E intanto i movimenti venetisti compiono altri passi di distanza da Lega Nord e Liga. Il presidente di Indipendenza Veneta, Alessio Morosin, avrebbe liquidato l’avvicinamento a Le Pen come gli sforzi di un “partito italiano di destra, niente di più”. Motivo della polemica è, secondo i beninformati, che Zaia e membri del partito padano non avrebbero ancora fatto nulla di serio per portare a compimento il referendum sull’indipendenza. Finora sarebbero stati raccolti 40mila euro. Ma servono 14 milioni.

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