"Vogliamo risposte o sarà guerra". I "forconi" avanzano sei richieste allo Stato

Si sono dati anche un nome, C9D (coordinamento 9 dicembre) e dalla riunione di nove dei dieci fondatori, sono giunte le condizioni che ora il Governo dovrà valutare. "Abbiamo riunito tantissime persone e se non verrà alcuna apertura, cominciate a tremare"

"Sospensione immediata di tutte le procedure esecutive di qualsiasi origine; istituzione immediata di un fondo di garanzia nazionale per tutte le aziende di tutti i settori produttivi in deroga a Basilea 2 e 3; aumento in busta paga per i dipendenti privati (300 euro) attraverso la defiscalizzazione degli oneri contributivi a carico dell'impresa; aumento delle pensioni minime e adeguamento delle pensioni di invalidità per garantire un tenore di vita dignitoso tramite il taglio delle pensioni d'oro e delle spese improduttive; riduzione considerevole del costo del carburante per uso professionale (trasporti, agricolo, peschereccio) nonché dei pedaggi autostradali; tutela del made in Italy, inasprimento severo delle sanzioni, includendo l'arresto, per chi pratica 'taroccamento' in tutti i settori produttivi". Sono queste le sei richieste giunte da Soave dal C9D, coordinamento 9 dicembre. 

Il movimento chiamato "i forconi" quindi si pè dato un nome e da Soave il portavoce Lucio Chiavegato, presidente veronese dei Liberi imprenditori i federalisti europei e in odore di incarico da coordinatore nazionale, tramite le pagine de L'Arena, avanza le richieste del C9D, che dovranno essere accettate entro il 21 gennaio o sarà "guerra allo Stato che uccide chi sta sull'orlo del baratro. Senza risposte gli italiani sono legittimati in qualsiasi modo a salvare il salvabile".

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Nella giornata di ieri a Soave c'erano nove dei dieci fondatori del movimento, tra i quali i veronesi Chiavegato, Patrizia Badii ed il Giorgio Bissoli. "Abbiamo riunito tantissime persone e se non verrà alcuna apertura, cominciate a tremare. Questo è l'ultimo grido pacifico". 

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