Tosi: «Verona è culturalmente morta». Briani: «Con noi vera progettualità»

Botta è risposta tra l'ex sindaco e l'attuale assessore alla cultura. Per Tosi, all'attuale amministrazione manca «una regia sui grandi eventi». La replica: «La nostra programmazione non è fatta di spot casuali»

 

«Verona è una città culturalmente in declino». L'affondo è dell'ex sindaco Flavio Tosi, il quale ha addossato le responsabilità di questo declino a chi lo ha succeduto e quindi all'amministrazione di Federico Sboarina.
«Ha perso tempo - ha fatto sapere Tosi, riferendosi proprio a Sboarina - Quasi quattro anni di mandato sul come utilizzare i palazzi storici della città e ancora adesso è lì a cercare di capire cosa farne: Castel San Pietro, Palazzo del Capitanio e il Quadrilatero di via Garibaldi potrebbero essere grandi contenitori culturali e commerciali per la città, eppure sono ancora oggi inutilizzati. E il fatto che manchi una regia dell'amministrazione sui grandi eventi lo si vede da alcuni recenti scivoloni istituzionali. È assurdo programmare il Vinitaly a giugno, in contemporanea con la prima areniana del maestro Muti su Giuseppe Verdi. Sovrapporre due eventi di tale portata che Covid permettendo da soli riempirebbero gli alberghi di città e provincia, significa bruciare un'occasione per l'indotto turistico veronese, che aspetta l'estate e l'uscita dalla fase acuta della pandemia per rilanciarsi. Altra gaffe l'annullamento delle due grandi finali sportive, di pallavolo e pugilato in Arena, che il Covid avrebbe permesso poiché bastava il monumento anche senza pubblico. Alla fine non si è fatta né l'una né l'altra».

E a spalleggiare Tosi, è intervenuta anche Mimma Perbellini, che nella primo mandato dell'ex sindaco (2007-2012) è stata assessore alla cultura. «Abbiamo ristrutturato il museo archeologico e il museo degli affreschi al Teatro Romano - ha ricordato Perbellini, elencando i risultati della politica culturale tosiana - Abbiamo ottenuto l'art bonus di 14 milioni per il recupero dell'Arena, dove poi abbiamo raddoppiato le serate di lirica ed extralirica, con tanto di copertura televisiva internazionale. Abbiamo sostenuto la Capitolare e le biblioteche di quartiere e creato sinergia con i teatri per l'arricchimento della proposta tutto l'anno. E abbiamo coinvolto i tanti artisti e collezionisti d'arte veronesi e organizzato con loro la Fiera dell'Arte che ha avuto respiro e rilevanza europea».

A difendere l'amministrazione, replicando alle accuse di Tosi e Perbelli, ci ha pensato l'attuale assessore alla cultura Francesca Briani, la quale ha elencato gli aspetti negativi della passata amministrazione, dal punto di vista della cultura: «È stato chiuso il centro espositivo agli Scavi Scaligeri, venduto Palazzo Forti sede storica della Gam, interrotto Schermi d'Amore, che abbiamo fatto ripartire; ignorato qualsiasi intervento alla Casa di Giulietta, nemmeno la pulizia e il riordino. La Galleria d’Arte Moderna era totalmente sguarnita e inattiva, senza personale e progettualità espositiva. Una situazione fallimentare. Per non parlare del sistema museale civico su cui è stato necessario rimettere completamente mano. In particolare, con la realizzazione della direzione unica. Anche Palazzo Pompei, sede del museo di Storia Naturale, era in totale abbandono, visto che l'amministrazione Tosi voleva vendere il palazzo per trasferire l'esposizione non è ancora chiaro dove. Da tempo non c'era a Verona una precisa strategia di rafforzamento del sistema. Sono state fatte circa una decina di mostre per valorizzare il grande patrimonio dei nostri archivi. Abbiamo investito nella nostra identità, perché questa è la vera forza ed è programmazione fatta non di spot casuali. Questo vale per le grandi mostre che tutti i Comuni realizzavano anni fa, oggi nessun ente pubblico ha più le risorse per farle. I tempi sono cambiati, se ne faccia una ragione Mimma Perbellini, pensiamo all’esposizione su Giacometti realizzata alla Gran Guardia da Goldin, andata purtroppo interrotta a causa del Covid. I collezionisti privati stanno facendo importanti donazioni ai nostri musei, segno di una nuova reputazione. Siamo tornati a investire risorse per l'acquisto di libri alla Biblioteca Civica, cosa che non avveniva da moltissimo tempo. Insomma, una progettualità culturale vera che da tempo non si vedeva. Il tutto con molte meno risorse e con un terzo del personale».

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