Chi non è iscritto all'Univr non può entrare in biblioteca, Verzè: «Dannoso e deprimente»

L'appello dell'esponente di Traguardi Beatrice Verzè: «Serve accordo tra Università e Comune per l'utilizzo delle biblioteche, non esistono studenti di serie a e studenti di serie b»

Beatrice Verzè - Traguardi

La Biblioteca Civica di Verona ha riaperto le sue porte ai cittadini verso fine luglio scorso per quanti avessero bisogno di studiare o fare ricerca. Nel frattempo anche le biblioteche universitarie sono tornate fruibili agli studenti iscritti, ma il movimento civico Traguardi in una nota evidenzia come ad oggi nell'intera città «se non studi nell’università scaligera non puoi avere accesso alle biblioteche, se non soltanto a quella Civica».

A prendere posizione sul tema è stata in particolare Beatrice Verzè, consigliera di Quinta Circoscrizione per il movimento civico Traguardi: «Comprendo le difficoltà del momento e comprendo quanto risulti complessa la gestione dei flussi, - spiega Beatrice Verzè - ma è altrettanto chiaro che tantissime studentesse e studenti veronesi non sono potuti rientrare nei propri atenei fuori dalle mura cittadine e già questo dovrebbe bastare per riflettere sulla necessità di un accordo tra Comune e università di Verona, in modo da garantire in città e nei quartieri spazi alternativi e sufficienti per lo studio e la ricerca».

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La stessa esponente di Traguardi ricorda quindi le difficoltà di chi abita nei quartieri e «deve necessariamente recarsi in centro per poter usufruire di un servizio che è presente e funziona, è il caso per esempio della biblioteca "E. Meneghetti" in Borgo Roma, ma che non gli viene concesso». Beatrice Verzè, in conclusione, aggiunge: «Questo non è un danno soltanto per il singolo, ma anche per la vivibilità del quartiere,  svuotato dai tantissimi studenti fuori sede che prima interagivano con il territorio, con le botteghe limitrofe all'università e tutto l'indotto che ne derivava. Essere nella propria città, ma sentirsi estranei più qui che altrove è deprimente. Il diritto allo studio che viene parzialmente garantito è l’immagine di una politica che continua a perdere di vista le priorità per la ripresa della città e del Paese: giovani e istruzione».

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