Omicidio di Alessandra Maffezzoli: l'appello della Conferenza delle Donne

"Occorre lavorare per una crescita culturale dell'intera società, attraverso dei percorsi educativi che devono partire dalla scuola", ad affermarlo è Valeria Pernice la portavoce della Conferenza Donne Democratiche di Verona

Valeria Pernice Portavoce Conferenza Donne Democratiche di Verona

Valeria Pernice, portavoce della Conferenza Donne Democratiche di Verona, in una nota diffusa a poche ore di distanza dall'ennesimo caso di violenza omicida nei confronti di una donna, la povera Alessandra Maffezzoli uccisa con un colpo alla testa e decine di coltellate dall'ex compagno Jean Luca Falchetto, ha voluto esprimere una volta di più tutta l'amarezza e il dolore che simili vicende non possono non provocare.

Un vero e proprio appello a tutte le "donne, madri, sorelle, amiche"  che nelle parole di Valeria Pernice sono tutte "vittime di una società malata, di una cultura che fa fatica ad uscire dalle vecchie dinamiche di sottomissione e possesso da parte degli uomini delle loro compagne, o in questi casi sarebbe meglio definire femmine".

"Femmine - prosegue la portavoce della Conferenza Donne Democratiche di Verona - che nel loro disperato tentativo di sopravvivere alla fine traumatica di una relazione, si rendono prima prede e poi vittime dei loro ex fidanzati, mariti, amanti. Sono convinta che occorra lavorare prima di tutto sulla consapevolezza, occorre aiutare le donne a capire il pericolo che corrono, occorre aiutarle a riconoscere una relazione malata, e occorre lavorare per una crescita culturale dell'intera società, attraverso dei percorsi educativi che devono partire dalla scuola".

Un compito quest'ultimo sicuramente di un'urgenza quanto mai evidente, ciò nonostante di notevole difficoltà. Eppure per quanto grande possa essere una sfida culturale e pedagogica di questo tipo, è necessario trovare la forza, gli strumenti e il coraggio di affrontarla. I numeri ricordati dalla stessa Valeria Pernice lo impongono senza dubbio: "Sono 58 le vittime di femminicidio dall'inizio dell'anno, e l'ultimo proprio nella nostra provincia, ancora una volta un ex che non riesce ad accettare la fine di una storia, la fine di un possesso. Non è più accettabile, anzi non lo è mai stato che per una scelta di libertà, che dopo tante battaglie per la parità dei diritti, che ci hanno fatto credere di avere, si possa morire. Occorre lavorare sulla prevenzione e tutela delle tante donne che chiedono aiuto, e sul punto occorre che le forze dell'ordine e giustizia collaborino, applicando le norme che esistono, e che grazie anche a questo governo sono state introdotte (convenzione di Istanbul, legge sul femminicidio), che anzi con il codice rosa, introdotto con l'ultima legge di stabilità, all'interno dei pronto soccorso degli ospedali ha segnato il percorso di collaborazione tra i vari soggetti coinvolti a sostegno della vittima, anche quando questa non riesce a riconoscere la situazione di pericolo in cui si trova, o ha paura".

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