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L'Unar scrive al Consiglio comunale di Verona: «Cancelli le mozioni omofobe»

La richiesta è da più di un anno in sospeso. Benini e Bertucco: «Speriamo che questo monito svegli il presidente del consiglio comunale». La replica di Ferrari: «Nessun motivo di allarme. Tema già superato dalle leggi nazionali»

Con una lettera indirizzata al Consiglio comunale di Verona, l'Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha formalmente richiesto la rimozione delle cosiddette "mozioni omofobe". Si tratta di provvedimenti approvati dall'assise scaligera nel 1995, con cui l'amministrazione comunale viene impegnata a non prendere decisioni «che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna».

La soppressione di queste mozioni è da tempo calendarizzata dall'attuale consiglio comunale che però finora non ha mai trovato il tempo per discuterla e votarla. Sono stati i consiglieri comunali Federico Benini (Partito Democratico) e Michele Bertucco (Verona e Sinistra in Comune) a chiedere la cancellazione delle mozioni del '95 ed entrambi ora sperano «che il monito dell'Unar dia la sveglia al presidente del consiglio comunale, al sindaco e a tutti quelli in dovere di onorare la città che rappresentano e il profilo istituzionale che ricoprono, al di là delle più abbiette ragioni di partito».
«Confidiamo dunque che la smettano con i soliti giochetti in punta di regolamento con i quali da ormai 14 mesi manovrano per spostare di seduta in seduta la discussione e il voto sul nostro ordine del giorno per la cancellazione delle cosiddette mozioni omofobe, in combutta con i consiglieri comunali di maggioranza che in questi anni si sono distinti per dichiarazioni apertamente omofobe o hanno semplicemente nascosto la testa sotto alla sabbia di fronte ad un grave marchio di infamia che la città si porta dietro dal 1995 - hanno aggiunto Benini e Bertucco - Non chiediamo ai consiglieri di esprimersi sulla parificazione tra unioni civili e matrimonio, ma soltanto di assicurare la rimozione di questo ostacolo alla corretta applicazione della legge».

Per Marco De Pasquale e Luca Perini di Sinistra Italiana Verona, l'approvazione delle mozioni del '95 rappresenta «una delle pagine più nere e buie per Verona, un'onta gravissima che questa maggioranza non ha mai voluto cancellare». E Francesca Businarolo, deputata veronese del Movimento 5 Stelle, è dell'idea che il consiglio comunale di Verona avrebbe dovuto cancellare quei provvedimenti già da molto tempo. «Quell’atto politico pesa come un macigno sulla credibilità di un'intera città - ha scritto Businarolo - I cittadini veronesi non si meritano un’etichetta, quella di omofobi, che è stata appiccicata loro da dei politici che non li rappresentano».

Getta, invece, acqua sul fuoco il presidente del consiglio comunale di Verona Leonardo Ferrari. «Non credo che ci siano motivi di allarme visto che l'ordine del giorno in questione è stato messo in calendario più volte è mai discusso solo per questione di tempi, come succede a tante altre mozioni di tutte le parti politiche. In consiglio comunale si votano prima le delibere e poi si passa al resto, ciò che resta ancora da trattare non ha motivazioni politiche ma solo tecniche di tempo. E gli stessi proponenti hanno tempo fa sostituito quell’ordine del giorno con altri che ritenevano più urgenti. Il tema del 1995 è stato, come tutti sanno, ampiamente superato dalle leggi nazionali».

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