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Federico Sboarina quando fu proclamato sindaco

Federico Sboarina quando fu proclamato sindaco

Un anno di Sboarina, bocciatura dal PD: "Immobilismo e superficialità"

Un anno fa veniva eletto il nuovo sindaco di Verona, ma se a dare i voti fosse il Partito Democratico, il primo cittadino non raggiungerebbe la sufficienza

Giusto un anno fa, la città di Verona sceglieva come suo sindaco Federico Sboarina. Un accenno di bilancio del suo primo anno a Palazzo Barbieri, Sboarina lo aveva già fatto quando rilanciò il progetto del Traforo delle Torricelle, ridimensionandolo rispetto a quello mai partito dell'amministrazione Tosi. Un progetto che però manca ancora di concretezza, mentre concrete sono state alcune scelte prese in questi 365 giorni a guida Sboarina. È stato revocato il project financing dell'Arsenale e iniziati i lavori di sistemazione del manufatto austriaco. Recentemente poi è stato rivisto il tracciato della variante alla Statale 12 ed è forte la collaborazione con Ferrovie dello Stato su altri progetti importanti per la città come il Parco dello Scalo e la Tav. Non sono passati poi tanti giorni dall'approvazione della variante urbanistica 23 al Piano degli Interventi, con una forte riduzione di spazi concessi alle nuove edificazioni e ai nuovi centri commerciali. E ancora, Fondazione Arena è ripartita dopo il commissariamento. Questi sono solo i temi più importanti affrontati dalla nuova giunta, che tra le altre cose si è occupata anche di sicurezza e manutenzione stradale.

Quanto fatto però non basterebbe per meritarsi la sufficienza se a dare i voti fosse il Partito Democratico di Verona.

Bene aver tagliato le aree commerciali e ridotto le cubature previste in origine dalla Variante 23 - scrivono dal PD - ma dopo decenni manca ancora un progetto di riqualificazione di Verona Sud e di rilancio degli altri quartieri cittadini. Bene aver cancellato il project financing che di fatto trasformava l'ex Arsenale in un centro commerciale, ma sopo decenni manca ancora un'idea forte attorno alla quale costruire la nuova ipotesi di recupero della struttura. Bene aver sostenuto e finanziato il Pums, peccato che, prima ancora di produrre un solo dato, l'amministrazione ricominci a parlare di traforo. In questo primo anno di amministrazione Sboarina abbiamo assistito ad un lavoro di contrasto delle decisioni più controverse delle due passate amministrazioni, tuttavia da tale lavoro di demolizione non sta emergendo un'idea realmente diversa di città. Accanto alle sfide emergenti della sostenibilità a cui l'amministrazione si avvicina troppo timidamente, la città continua a trascinarsi tare storiche che l'attuale amministrazione non fa nemmeno il tentativo di affrontare. Nei quartieri il cambiamento promesso resta ancora un insieme di vuote promesse a cui finora non è seguita alcuna azione significativa. Dove sono i parcheggi scambiatori, i mezzi di trasporto rapido di massa? Quale ruolo deve giocare il filobus in questo cambio di modello? Quali sono gli obiettivi di mobilità sostenibile che l'amministrazione vuole perseguire con il Pums, e che c'entra con questi il traforo? Che modello di mobilità si vuole proporre? Sui grandi temi della città si evidenzia dunque grande immobilismo e superficialità, segno di una amministrazione debole a cui manca una visione condivisa della città e che pertanto si limita a temporeggiare. Il regresso è evidente nella gestione delle aziende partecipate, in particolare in Agsm che una volta era fiore all'occhiello del sistema Verona mentre ora è ridotta a bottino elettorale della corrente di turno. Fortemente regressiva è anche la politica della maggioranza sulle libertà e i diritti civili. Sotto questa amministrazione si sono svolte le azioni più impresentabili dei movimenti più retrogradi che non solo Verona ma l'intera Penisola italiana abbia conosciuto, nuocendo grandemente all'immagine di Verona come città moderna, europea, aperta e inclusiva. In conclusione, a questa amministrazione manca spesso la preparazione per affrontare le sfide e la cultura politica che, nell'ambito dei meccanismi democratici, deve portare ad una condivisione delle scelte. Come accade troppo spesso in Italia, il rischio di questa amministrazione del cambiamento è di voler cambiare tutto affinché nulla cambi per davvero.

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