Rigenerazione urbana, Traguardi: «Si parta dai bisogni dei quartieri»

L'associazione critica l'iniziativa «Vuoti a rendere» del Comune di Verona. «Se non viene usata e progettata con cognizione di causa, la mappatura dei luoghi abbandonati rischia di essere solo un esercizio di stile»

Verzè e Trincanato

Ultimamente parlare di recupero del dismesso va molto di moda, ma se non viene usata e progettata con cognizione di causa, la mappatura dei luoghi abbandonati rischia di essere solo un esercizio di stile.

Pietro Giovanni Trincanato, presidente dell'associazione Traguardi, va dritto contro l'amministrazione comunale di Verona, che alla fine di febbraio ha concluso la campagna «Vuoti a rendere». Con questa iniziativa, il Comune di Verona ha raccolto 64 proposte per riqualificare siti e aree dismesse private per una superficie complessiva che supera i 411mila metri quadrati. In spazi inutilizzati, dunque, potrebbero sorgere nuove attività legate al tempo libero, ad esempio, oppure aree commerciali o artigianali. Ma siamo sicuri che queste attività rispondano ai bisogno dei cittadini e dei quartieri? Un quesito che mostra il ribaltamento di prospettiva proposto da Traguardi: non partire dalle proposte dei privati, ma dalle esigenze dei residenti. «Il progetto "Vuoti a rendere" ha raccolto idee da realizzare in edifici abbandonati, ma cosa sappiamo realmente di queste aree e degli effetti che la presenza di immobili abbandonati ha sul quartiere? Abbiamo chiesto ai cittadini di quelle zone di cosa hanno bisogno, quali sono i servizi mancanti, quali le criticità? - chiede Trincanato - Noi di Traguardi l'abbiamo fatto, e sono venute a galla tante necessità: aule studio decentrate, spazi per giovani professionisti, centri culturali per ospitare eventi dove le famiglie possano passare il tempo libero, punti di informazione per cittadini e turisti. Per questo abbiamo proposto uno stanziamento per mappare gli edifici dismessi incrociando per la prima volta i dati su criminalità, problematiche sociali, degrado, ma anche valore degli immobili, andamento degli esercizi commerciali e spopolamento. Con le tecnologie attuali, creare uno strumento che aiuti a conoscere davvero Verona per progettarne lo sviluppo urbanistico non è fantascienza, ma una possibilità concreta».

Troppo spesso la mappatura del dismesso viene intesa come mera catalogazione di edifici, pubblici o privati, lasciati vuoti o abbandonati. Ma se ci si limita a questo censimento l'operazione rischia di rimanere puramente teorica e di venire dimenticata in un cassetto - ha spiegato la veronese Catherine Dezio, assegnista di ricerca e docente in progettazione urbanistica al Politecnico di Milano, che ha affiancato Traguardi nell'elaborazione della proposta - Una mappatura finalizzata ad un chiaro progetto di rigenerazione, invece, è oggi considerata uno strumento indispensabile e poliedrico per toccare con mano l'enorme potenziale inespresso di aree che richiedono la nostra attenzione. Per questo bisogna partire da uno studio sistemico del territorio che ci conduca verso l'identificazione del bisogno e, in seguito, di quegli edifici dismessi che, una volta recuperati, possono innescare meccanismi di rivitalizzazione territoriale. Gli esempi virtuosi a livello europeo sono numerosissimi, specialmente nel Nord Europa. Ma anche a livello nazionale negli ultimi anni si sta diffondendo una sensibilità nuova.

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«Accanto alla mappatura dei bisogni e delle criticità, abbiamo proposto che il Comune lanci due progetti pilota di recupero in due quartieri della città - ha concluso Beatrice Verzè, consigliere in quinta circoscrizione - a Verona mancano spazi per studi e laboratori ad affitto calmierato destinati a giovani professionisti e artigiani, aule studio decentrate, spazi dove giovani, famiglie e anziani possano trascorrere il tempo libero. Tutti luoghi che, solo con la loro presenza, possono aiutare a rilanciare intere aree e a sostenere il commercio di vicinato. Realizziamoli partendo da edifici in stato di abbandono: avremo quartieri più belli, più ricchi e più vivibili».

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