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Lunedì, 23 Maggio 2022
Politica Stadio / Piazzale Olimpia

Zaia, Di Maio, Sboarina, Sbrollini, Tommasi, Maschio. Condanna per lo striscione contro Napoli: «Verona non è questo»

Nel frattempo gli ispettori della Procura della Federcalcio avrebbero sentito e segnalato cori "razzisti" da parte dei sostenitori scaligeri, durante il match andato in scena nel pomeriggio di domenica al Bentegodi

«È indegno e non c’entra nulla col tifo o col calcio lo striscione di sedicenti tifosi veronesi apparso poco prima della partita Hellas Verona-Napoli. C’è da vergognarsi a lanciare simili messaggi, altro che goliardia. Però la città di Verona non è quello striscione, anzi…».
La condanna per lo striscione appeso fuori dallo stadio Bentegodi, che in riferimento alla guerra in Ucraina indicava le coordinate di Napoli per i bombardamenti, è arrivato anche dal presidente del Veneto Luca Zaia. 
«Verona e i veronesi sono invece sempre simbolo di accoglienza e solidarietà, basti pensare che in questi giorni le associazioni, le istituzioni locali, le famiglie o le autorità sanitarie stanno facendo il massimo per ospitare, aiutare e curare chi scappa da questa folle guerra. Quello striscione - conclude il presidente Zaia - non si può vedere, ma ripeto: Verona non è quello striscione».

Sbrollini: «Daspo agli autori»

Parole di indignazione arrivano anche dalla Senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, che a sua volta vuole sottolineare come l'operato di pochi non debba rappresentare l'immagine del capoluogo scaligero e dei suoi abitanti: «Lo striscione comparso allo stadio che incita Russia ed Ucraina a bombardare Napoli è assurdo, demenziale, talmente tanto da essere ridicolo.Verona non si merita questi pseudo tifosi. La maggioranza dello stadio non è così. Però non si può nemmeno passare come una caduta di buon senso o una goliardata eccessiva. E’ un fatto gravissimo. E’ stato pensato, prodotto, stampato ed esposto. E’ certamente opportuno che la società prenda le distanze e consideri le azioni più adatte ad isolare definitivamente queste persone che giocano con la violenza dimostrando di non sapere il significato di sport».
«Verona è una meravigliosa città, la sua squadra di calcio sta dando esempio di bel gioco. Non si può rovinare tutto per causa di alcuni imbecilli - conclude la senatrice -. Ridurre tutto a poco o niente però è sbagliato. Servono provvedimenti e prese di posizioni chiare e nette, da parte di chi rappresenta la tifoseria, di chi rappresenta la società calcistica e da chi rappresenta la città. Sboarina non trova ancora una volta il coraggio di prendere una posizione e si fa dettare la linea dal suo partito Nazionale che chiede la retrocessione in B. Viceversa occorre che gli autori dello striscione paghino in prima persona con la Daspo perpetua». 

Di Maio: «Ripugnante»

«Un messaggio ripugnante», così lo ha definito sui social Luigi Di Maio, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. «Lo striscione contro Napoli e i napoletani esposto da tifosi, o presunti tali, dell’Hellas Verona è grave e va condannato da tutti, senza distinguo e senza giustificazioni. Questa guerra è reale, non è finzione, non è un gioco. Le notizie che arrivano dall’Ucraina sono agghiaccianti, oggi è stato ucciso anche un giornalista americano, mentre svolgeva il suo lavoro. Ogni giorno il bollettino di guerra è sempre più allarmante. Bambini, donne, intere famiglie stanno perdendo la vita sotto i colpi mortali dell’esercito russo. È vergognoso il gesto ed è vergognosa l’intenzione di questi pseudo tifosi. Non c’è ironia, ma solo idiozia dietro questo striscione. Ripeto: serve immediatamente una tregua umanitaria, bisogna fermare questa guerra. Non è più rinviabile».

Tommasi: «Sport resti baluardo di pace e solidarietà»

«Lo Sport è e deve rimanere baluardo di pace e solidarietà. L'Hellas Verona non appartiene a chi calpesta le basi della convivenza civile. Verona e i veronesi sono stanchi di doversi scusare per un'assurda minoranza. Verona non è uno striscione!», ha scritto sui social il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni cittadine, Damiano Tommasi. 

Maschio: «Il tifo gialloblu non è questo»

Sui social ha commentato anche il deputato veronese di Fratelli d'Italia Ciro Maschio, che principalmente sottolinea come questo non debba screditare Verona e sconfessa la compagna di partito Gabriella Peluso, che aveva chiesto la retrocessione del club (salvo poi ritrattare). «Scherzare su una tragedia come la guerra non fa per niente ridere e non fa onore - scrive Maschio -. Chi l’ha scritto si abbassa al livello di Berizzi che invoca la calamità naturali per punire Verona. Il vero tifo gialloblù non è questo ma quello goliardico (come i cori “Mario Mario" a Balotelli). Ma al tempo stesso non si può strumentalizzare uno striscione per infangare come al solito tutta Verona. Verona è una città solidale come dimostra l’accoglienza che stiamo dando ai profughi ucraini per una guerra che è a pochi chilometri da casa nostra. Squalificare e retrocedere Verona in Serie B? Ma non dicano fesserie! La Signora Peluso parla a titolo personale non del partito. Si occupi dei problemi di casa propria, si studi le leggi anzichè dire sciocchezze su Verona».

Sboarina: «Una tragedia su cui non si può scherzare»

«Sulla guerra non si deve ironizzare. Io ho visto personalmente il terrore negli occhi di donne e bambini che stiamo accogliendo, in fuga da una guerra che è solo a qualche ora di macchina da casa nostra. Gli sfottò tra le tifoserie sono sempre esistiti, ma oggi lo striscione esposto non ha il sapore della goliardia perché tira in ballo una tragedia su cui non si può scherzare. Tanto più a Verona, dove l'accoglienza, la solidarietà e il cuore dei veronesi sono stati grandi», dice il sindaco Federico Sboarina a TgVerona, che aggiunge: «Allo stesso tempo però rispedisco con decisione al mittente le solite e stucchevoli accuse rivolte a Verona. Fin troppe volte singoli episodi sono stati strumentalizzati e trasformati in macchina del fango sulla tifoseria e su una città intera». 

FIGC

Nel frattempo Ansa informa che gli ispettori della Procura della Federcalcio avrebbero sentito e segnalato cori "razzisti" da parte dei sostenitori scaligeri, mentre gli investigatori FIGC avrebbero le mani legate per quanto riguarda lo striscione che ha suscitato tante polemiche: sarebbe infatti stato appeso in un punto distante dallo stadio, dove non si può applicare il codice di giustizia sportiva. 

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