Sindaci al governo: «Gestiamo noi la Fase 2». Conte: «Contagio di ritorno rischio concreto»

Dal Veneto parte la richiesta di autonomia decisionale su negozi, asili e scuole materne. Il primo ministro Giuseppe Conte: «Il rischio di riesplosione di focolai per quel che riguarda questa epidemia è molto concreto, per questo allentiamo le misure ma con prudenza»

Il premier italiano Giuseppe Conte nel punto stampa di Lodi - foto frame video Facebook

I sindaci dei capoluoghi di provincia del Veneto hanno dato mandato a Mario Conte, primo cittadino di Treviso e presidente Anci Veneto, di chiedere un incontro urgente con il governo. I Comuni veneti, si legge in una nota dell'Anci Veneto, «sono preoccupati per le modalità della "Fase 2", una ripresa delle attività che è essenziale per la tenuta economica della regione ma che va gestita con soluzioni "su misura" per avere reale efficacia. È una fase strategica per il dopo emergenza sanitaria e che vede nelle municipalità le istituzioni che più di altre hanno il polso della situazione».

Il sindaco Mario Conte ieri ha dunque ufficialmente chiesto un incontro al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, forte del fatto di «rappresentare i sindaci di una regione che ha saputo gestire la "Fase 1" in maniera scientifica e con provvedimenti efficaci per il contenimento del contagio». Una decisione maturata dopo il Dpcm firmato l'altra sera, definito «deludente» da tutti i sette sindaci e che «rischia di aggravare ulteriormente la situazione in cui si trovano categorie economiche e commercianti». Due le questioni più urgenti da affrontare e su cui gli amministratori chiedono di poter agire: «La riapertura delle attività commerciali, per le quali il protrarsi della chiusura potrebbe avere conseguenze devastanti e la gestione dei servizi per l'infanzia, con nidi, materne e strutture dedicate che devono anch'esse procedere verso una graduale ripresa delle attività per andare incontro alle famiglie». Una questione sulla quale i sindaci di Venezia, Treviso, Belluno, Padova, Rovigo, Vicenza e Verona spiegano di avere «idee e proposte per le proprie comunità da realizzare in sicurezza».

Il post Facebook del sindaco di Verona Federico Sboarina

Questo e altro è il contenuto del pacchetto che il sindaco Conte ha riferito al governo, chiedendo che la Regione possa avere maggiore libertà di azione nel realizzare la "Fase 2": «Noi veneti siamo stati i migliori alleati del governo durante l’emergenza sanitaria. - ha detto il primo cittadino di Treviso Mario Conte - La Regione Veneto ha gestito in maniera ottimale ed è per questo che pensiamo di poter fare altrettanto anche con la ripresa economica. Abbiamo la serietà e la competenza amministrativa per sapere di cosa hanno bisogno le nostre aziende e le nostre famiglie. Chiediamo al premier Conte di ascoltarci e di fidarsi di noi, lasciando al Veneto la possibilità di fare ciò che è necessario per far ripartire una delle locomotive del Paese».

«Nessuno meglio di noi conosce le specificità del nostro territorio. - ha aggiunto a sua volta il sindaco di Verona Federico Sboarina - Non faremo un passo indietro, rappresentiamo milioni di abitanti e aziende efficienti, ci aspettiamo di essere ascoltati. Chiediamo legittimamente, con la regia della Regione, di poter gestire la "Fase 2" e in particolare due aspetti che sono stati completamente esclusi dal decreto dell'altra sera, che ci trova tutti concordi nel definire deludente e inadeguato».

Il premier Giuseppe Conte: «Contagio di ritorno è un rischio molto concreto»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che in questi giorni sta attraversando la Lombardia e l'Emilia per visitare le zone maggiormente colpite dal virus, durante il confronto con la stampa a Lodi ha commentato così alcuni recenti studi che provengono da Pavia e Milano: «Ci confermano quel che già sappiamo, il rischio di un contagio di ritorno - ha detto il premier Giuseppe Conte - o comunque di una riesplosione di focolai per quel che riguarda questa epidemia, è molto concreto ed è questa la ragione che ci spinge ad adottare sì un allentamento delle misure, ma anche con prudenza. Abbiamo predisposto un congegno e delle misure che ci permetteranno di intervenire, ho già detto con il metodo dei rubinetti, "chiudiamo il rubinetto", ciò significa avviare questo programma, consentire il ritorno al lavoro di un buon numero di lavoratrici e lavoratori, allentare qualche misura sociale molto ben dosata, ma nel complesso essere pronti, attraverso una sorta di algoritmo matematico che ci consente di avere sempre il controllo dei dati, e su questo è importantissimo il contributo dei presidenti di Regione, perché dobbiamo avere un database giornalmente aggiornato».

«Quindi, - ha ulteriormente specificato il premier Conte - avendo giornalmente il numero dei contagiati, facendo il calcolo della densità dei contagiati per popolazione, calcolando i posti liberi nelle terapie intensive quindi uno stress test per quanto riguarda la capacità ricettiva delle strutture ospedaliere, incrociando questi dati noi, nella prospettiva che non possiamo scacciare via, anzi, abbastanza concreta, che di fronte a queste nuove misure il contagio possa di nuovo risalire, noi possiamo intervenire in modo mirato, circoscritto territorialmente, e "chiudere il rubinetto". Così noi affrontiamo la "Fase 2" senza buttare a mare tutti gli sforzi sin qui fatti».

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L'intervento a Lodi del premier Giuseppe Conte

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