Sfratti a Verona e in Veneto, Bragaja: «Verso recrudescenza, ridurre affitti e azzerare Imu»

«Regione e Comune devono affrontare la questione abitativa con azioni efficaci», ha detto la candidata alle regionali Francesca Bragaja, responsabile dell'Unione Inquilini di Verona

Francesca Bragaja, responsabile dell'Unione Inquilini di Verona e candidata alle elezioni regionali nelle liste de "Il Veneto che Vogliamo - Lorenzoni presidente" - foto profilo Facebook Francesca Bragaja

«L’Unione Inquilini ha recentemente diffuso i dati sugli sfratti elaborati dal Ministero dell’Interno, relativi all’anno 2019. Si tratta di dati in parte positivi perché vedono una riduzione delle sentenze di sfratto emesse e degli sfratti eseguiti, ma su questi dati permane la mannaia del costo degli affitti che incide in modo troppo pesante sul reddito delle famiglie, per cui la stragrande maggioranza degli sfratti continua ad essere motivata da morosità incolpevole». Ad affermarlo è Francesca Bragaja, responsabile dell'Unione Inquilini di Verona e candidata alle elezioni regionali nelle liste de "Il Veneto che Vogliamo - Lorenzoni presidente" per la provincia di Verona, la quale poi ricorda per l'appunto alcuni dati nel dettaglio relativi al Veneto e a Verona: «Per la Regione Veneto nell'anno 2019 le sentenze di sfratto emesse in totale sono 2.659 (– 8,69% rispetto al 2018), per morosità sono 2.455, per finita locazione sono 194, per necessità sono 10 e le richieste di esecuzione di sfratti sono 3.777 (-17,1%), mentre gli sfratti eseguiti con la forza pubblica sono 1.611 (-24,93%). A Verona sempre per l'anno 2019 le sentenze emesse sono 711 (862 nel 2018), di cui per morosità 241 a Verona città (307 nel 2018) e 387 nei Comuni della provincia (erano 477), per finita locazione sono 34 a Verona città (45 nel 2018) e 49 (erano 33) nei Comuni della provincia, per necessità sono zero sentenze e le richieste di esecuzione sono 407. Infine, gli sfratti eseguiti con forza pubblica sono 228 (535 nel 2018)».

La candidata Francesca Bragaja quindi aggiunge: «Se a questo aggiungiamo il fatto che a Verona sono ben 2.886 le famiglie in graduatoria per ottenere un alloggio e che recentemente la Regione ha pubblicato la graduatoria regionale delle famiglie richiedenti il contributo "affitto Covid" e che queste sono state in soli venti giorni oltre 18.000 ma che solo circa 6.000 riceveranno un contributo una tantum di 400 euro per coprire gli affitti da marzo a luglio, si comprende come la situazione sia drammatica e che ci attende in autunno una forte recrudescenza delle sentenze di sfratto, nella quasi totalità per morosità. Non è il tempo di pannicelli caldi ad effetto placebo - ha quindi ribadito Francesca Bragaja - bisogna affrontare subito la questione abitativa con proposte strutturali e non con miseri contributi affitto più simili a mance che a sostegni efficaci. La Regione Veneto ed il Comune di Verona devono affrontare la questione abitativa con azioni efficaci per ridurre da una parte il peso degli affitti attraverso consistenti e immediati contributi, dall’altra sostenendo il passaggio dei contratti da libero mercato a canale agevolato e prevedendo la riconvocazione dei tavoli per arrivare a ridurre i canoni agevolati stabiliti dagli accordi locali anche prevedendo l’azzeramento dell’IMU per i proprietari».

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In conclusione la candidata Francesca Bragaja ha quindi precisato: «Va inoltre definito ed attuato un piano pluriennale che aumenti la dotazione di case popolari a canone sociale, senza consumo di suolo ma riutilizzando e recuperando il patrimonio immobiliare pubblico (regionale, comunale, Ipab, demanio civile e militare) e privato anche nell’ottica di un concreto e vero volano occupazionale. Cosi come si devono stanziare risorse per le manutenzioni straordinarie e per l’efficientamento energetico dei caseggiati di case popolari per migliorare la qualità della vita degli abitanti».

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