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Commissione d'inchiesta Covid in Regione Veneto, disaccordo tra i consiglieri

Maggioranza e opposizione hanno presentato due proposte diverse su come deve essere la commissione d'inchiesta. Due proposte che hanno pochi punti in comune

Commissione regionale (Foto Consiglio Regionale del Veneto)

Scontro tra i consiglieri regionali della commissione affari istituzionali sull'istituzione di una commissione d'inchiesta sulla gestione della pandemia da parte della Regione Veneto. La seduta, presieduta da Luciano Sandonà, ha visto la presentazione delle due distinte proposte: la prima presentata dalle forze politiche di opposizione e la seconda firmata dei due capigruppo della coalizione leghista. Nella commissione affari istituzioni, le due iniziative sono state illustrate e la prossima settimana saranno messe ai voti.

I consiglieri di minoranza, con la loro commissione d'inchiesta sul Covid-19, vorrebbero mettere sotto i riflettori la gestione in Veneto della seconda fase della pandemia e, in particolare, l'impennata nel numero di contagiati e di morti che si è verificata tra ottobre 2020 e marzo 2021.
I consiglieri di maggioranza, invece, vorrebbero riattivare della commissione speciale di inchiesta sulle case di riposo, avviata a maggio 2020 sul finire della precedente legislatura e decaduta con il suo termine. La commissione d'inchiesta dovrebbe allargare il raggio di studio e approfondimento a tutto il periodo della pandemia.
Punto di contatto tra le due proposte è la previsione di una commissione costituita da 11 consiglieri, 6 di maggioranza e 5 di opposizione, presieduti da un esponente dell'opposizione, affiancato da due consiglieri di maggioranza nel ruolo di vicepresidente e di segretario della commissione.
Sull'ambito e sul metodo di indagine, il testo delle opposizioni chiede di «accertare le cause ed eventualmente le responsabilità». La proposta leghista, invece, chiede di «accertare quali azioni siano state intraprese per contenere la pandemia da Covid-19 e quali siano stati i fattori epidemiologici che hanno in qualche modo influito sull'andamento dei contagi e dei decessi nelle diverse fasi della pandemia stessa». I consiglieri di maggioranza chiedono, infine, che i lavori della commissione d’inchiesta siano pubblici.

Dai banchi della maggioranza, è stata contestata la natura «politica» e «pregiudizievole» della richiesta delle opposizioni, sostenendo che la proposta delle minoranze isolerebbe un singolo aspetto nella gestione della pandemia e delimiterebbe il campo degli interlocutori da ascoltare, facendo venir meno lo scopo di ricerca della verità della commissione d'inchiesta.
«C'è un problema di metodo e di merito - hanno contrattaccato i consiglieri regionali del Partito Democratico, attraverso il loro capogruppo Giacomo Possamai - La maggioranza anziché provare a dialogare per emendare la nostra proposta, ne presenta una propria. È un sopruso gratuito, un messaggio prevaricatore per rendere ancora più difficoltosi i rapporti. I veneti attendono risposte: la commissione d'inchiesta deve avere un perimetro d’azione chiaro e preciso, per consentire di arrivare rapidamente ad affrontare le questioni più rilevanti. E per quanto riguarda la pubblicità, di solito le commissioni d’inchiesta sono a porte chiuse per un motivo semplice: tutelare i soggetti sensibili che andiamo ad ascoltare. Dire che vogliamo la segretezza è una forzatura strumentale. Sono loro che vogliono trasformare una commissione d'inchiesta in un talk show».
A sostegno delle tesi del PD, i portavoce veneti di +Europa Anna Lisa Nalin e Corrardo Cortese hanno proposto una soluzione: «La maggioranza chiede lo streaming non per un desiderio di trasparenza ma perché vorrebbe trasformare un'occasione di approfondimento in un processo mediatico al professor Andrea Crisanti. D'altra parte, pur comprendendo le ragioni delle opposizioni che chiedono di rispettare il regolamento secondo il quale le commissioni si svolgono a porte chiuse e si rendono pubbliche le conclusioni, è evidente che il tema è troppo sentito dalla popolazione per poter immaginare di tenere le informazioni solo per i consiglieri regionali. È necessaria un'opera di trasparenza a tutto tondo. Diventa quindi determinante che alla commissione possano partecipare anche i partiti che non sono presenti in consiglio ma anche le associazioni, le parti sociali ed i cittadini. Riteniamo fondamentale permettere la più ampia partecipazione a questo momento di verifica. Senza creare processi mediatici ma anche garantendo trasparenza ai cittadini veneti».

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