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Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio

Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio

Scontro diplomatico con l'Ucraina, il sindaco Sboarina: "Non siamo i burattini di nessuno"

È guerra fredda tra Verona e l'Ambasciata d'Ucraina che ha accusato i politici scaligeri di essere "burattini di Putin" dopo la decisione di revocare la cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroschenko: "Il Consiglio agisce e delibera in rappresentanza dei propri elettori"

Dopo la decisione da parte del Consiglio comunale di Verona di revocare la cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroschenko (concessagli sotto l'amministrazione Tosi nell'ambito della complessa fase di recupero e rientro in Italia delle opere d'arte trafugate da Castelvecchio e rinvenute sul suolo ucraino), la stessa Ambasciata d'Ucraina in Italia, all'interno di una nota, ha espresso tutto il suo disappunto per il provvedimento di revoca. In particolare è stato avanzato il sospetto che dietro la decisione presa da Palazzo Barbieri vi possa essere la longa manus di Vladimir Putin, alla luce dei ben poco socievoli rapporti che intercorrono tra Russia e Ucraina.

All'accusa letterale di essere «politici burattini di Putin», mossa dall'Ambasciata ucraina, ha però risposto seccamente in queste ore lo stesso Federico Sboarina, sindaco di Verona: «Il Consiglio comunale di Verona non è il burattino di nessuno, - ha dichiarato il primo cittadino scaligero - agisce e delibera in rappresentanza dei propri elettori e di nessun altro. È ai veronesi che noi rendiamo conto e dei quali interpretiamo le istanze. Lo dimostra il fatto che la delibera di revoca della cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroshenko è stata votata dai consiglieri di maggioranza e di minoranza, ad eccezione dei consiglieri della precedente amministrazione che infatti aveva concesso la cittadinanza in maniera frettolosa e poco circostanziata».

«Dal ritrovamento a Odessa dei quadri rubati a Castelevecchio al loro ritorno a Verona sono passati sette mesi. - ha quindi aggiunto Sboarina - La cittadinanza è un alto riconoscimento onorifico che va dato a chi ha fatto tanto per Verona, e abbiamo ritenuto che non gli si dovesse riconoscere questo merito. Più in generale, la città di Verona non è nemica dell'Ucraina e dei suoi cittadini, semplicemente ha posto rimedio ad un atto non condiviso. Non spetta al nostro Consiglio comunale entrare nelle questioni internazionali».

Sulla stessa linea del sindaco anche le dichiarazioni rese sulla vicenda da parte del presidente del Consiglio comunale di Verona Ciro Maschio: «Come Presidente del Consiglio comunale di Verona respingo le affermazioni offensive secondo cui i consiglieri comunali possano essere "burattini" manovrati da qualcuno. - ha subito incalzato Ciro Maschio - Il Consiglio comunale di Verona decide in piena libertà e totale autonomia, senza ingerenze da parte di nessuno. Chiarito questo, personalmente avevo proposto di togliere dalla delibera sulla revoca della cittadinanza a Petro Poroshenko ogni riferimento a delicate e complesse questioni di politica estera e diritto internazionale che esulano dalle competenze e dalle conoscenze di un Consiglio comunale, perché la decisione del Consiglio di revocare la cittadinanza è in realtà legata esclusivamente alla lenta e cattiva gestione della vicenda della restituzione dei quadri di Castelvecchio, che ha umiliato la nostra città».

In conclusione, il presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio si è quindi detto «disponibile ad incontrare gli Ambasciatori per qualsiasi chiarimento e confronto, utile a confermare e rinnovare l’amicizia della nostra città anche nei confronti del popolo ucraino».

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