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Vinitaly e la polemica con Di Maio, Sboarina: «Venga pure ma chieda scusa»

Il primo cittadino di Verona definisce una provocazione il suo intervento dopo il Congresso delle Famiglie, con cui aveva evocato un daspo urbano per il vicepremier

 

Una provocazione. Così Federico Sboarina ha definito il suo intervento di ieri, 1 aprile, il giorno successivo alla chiusura del Congresso Mondiale delle Famiglie. Una provocazione rivolta al vicepremier Luigi Di Maio, il quale aveva attaccato il convegno che per tre giorni ha occupato la Gran Guardia a Verona. Il primo cittadino aveva invitato Di Maio a non presentarsi al Vinitaly e aveva addirittura evocato il daspo urbano per il leader del Movimento 5 Stelle.

«Il patrocinio al Congresso delle Famiglie lo ha dato l'amministrazione cittadina, la stessa che è proprietaria di Vinitaly. Verona è una città aperta, né oscurantista, né medievale», ha detto Sboarina oggi su Radio Uno a Un Giorno da Pecora, programma condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, i quali hanno spiegato che l'attacco di Di Maio era rivolto ai partecipanti al congresso e non alla città di Verona. «Mi è venuto qualche dubbio», ha risposto Sboarina. E incalzatto dalle domande dei conduttori, il sindaco di Verona ha aggiunto che i partecipanti al forum delle famiglie sono stati «intimoriti ed intimiditi in ogni modo, con una lista di proscrizione».

Non ho il potere di impedire ad un vicepremier di venire qui - ha concluso Sboarina - L'unica cosa che gli chiedo e di scusarsi per le dichiarazioni che ha fatto, che oltre ad esser offensive hanno anche alzato le tensione. E scusandosi per le sciocchezze che ha detto venga non solo al Vinitaly ma anche a visitare la città. Con Di Maio brinderei con l'Amarone e se è troppo forte, possiamo brindare con un Durello.

Ma per il Movimento 5 Stelle è Sboarina che si deve scusare con Di Maio. La deputata veronese del M5S Francesca Businarolo ha dichiarato: «Verona è una città aperta e Sboarina è sconcertante quando fa la lista di chi può entrare e chi no. E, dopo aver clamorosamente sbagliato, ci scherza su».

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