Regolarizzare i migranti lavoratori agricoli: dal Veneto critiche alla ministra Teresa Bellanova

«A tutti, italiani e stranieri, deve essere garantito lavoro legale e retribuito», ha spiegato Bellanova. Pan: «Proposta non risponde alle esigenze di stagionalità del mondo agricolo»

Lavoro nei campi - immagine d'archivio

«Quando parliamo di regolarizzare i migranti presenti nel nostro territorio parliamo di assicurare legalità e dignità a persone che già lavorano e hanno lavorato nelle nostre campagne, nelle nostre case, tutelando in tal modo anche gli imprenditori da lavoro nero e caporalato». Così la ministra per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova spiega e motiva la sua proposta che sta suscitando da un lato consensi e dall'altro avversità nel mondo della politica. La stessa ministra precisa inoltre che «a tutti, italiani e stranieri, deve essere garantito lavoro legale e retribuito». La volontà di regolarizzare i migranti che lavorano nel settore dell'agricoltura, secondo la ministra Bellanova, avrebbe poi anche una ragione "sanitaria" in virtù dell'emergenza coronavirus ancora in atto: «Se queste persone saranno costrette a rimanere nei ghetti, irregolari e invisibili, sarà un rischio enorme per la loro salute e per quella dei cittadini italiani».

Secondo alcune stime i lavoratori immigrati che si tratterebbe di regolarizzare si aggirerebbero attorno alle 600mila unità. La ministra Bellanova, secondo quanto riportato dall'Ansa, spiega: «Quello che ho posto ai colleghi della maggioranza è chiarissimo: assumere la responsabilità di regolarizzare persone che sono nel nostro Paese e ci lavorano magari da anni. Se non accade, lo Stato si rende non solo complice ma fautore dell'illegalità in cui questi lavoratori sono costretti». A queste persone, ha quindi chiarito la ministra Bellanova, «che non lavorano solo in campagna ma anche in edilizia o nelle famiglie, va dato un permesso di soggiorno. Lasciare immutato questo stato di cose, - ha poi concluso la ministra - significa alimentare l'illegalità, la concorrenza sleale e il caporalato».

Dalla regione Veneto dinanzi a questa proposta si è avuta una vera e propria levata di scudi da parte sia dell'Ass. regionale all'Agricoltura Giuseppe Pan che dell'Ass. al Lavoro Elena Donazzan, arrivando persino a rievocare lo strumento dei voucher che il governo Renzi nel Jobs Act aveva sensibilmente riportato in auge alzando la soglia limite annuale, non senza poi ricevere per questo dure critiche: «Il ministro Bellanova - incalza l'assessore regionale veneto all’Agricoltura Giuseppe Pan - continua a riaffermare l’idea di regolarizzare circa 600 mila stranieri per lavorare in agricoltura. Una proposta che non risponde alle esigenze di stagionalità del mondo agricolo e che finirà per aumentare l’area grigia e illegale del caporalato. Diamo piuttosto la possibilità a cassaintegrati, disoccupati, studenti e pensionati, che hanno voglia di impegnarsi e di vivere onestamente, di integrare i loro sussidi prestando il loro lavoro nei campi. - ha quindi aggiunto l'assessore regionale Giuseppe Pan - Ma per fare questo servono i voucher, uno strumento semplificato e tracciabile per pagare nella legalità prestazioni occasionali ma non sporadiche».

Anche l'Ass. regionale veneto al Lavoro Elena Donazzan ha manifestato tutta la sua contrarietà nei confronti della possibile regolarizzazione dei migranti lavoratori nel settore agricolo: «Avevo criticato fin dalla bozza del decreto legge Cura Italia del 9 marzo scorso la sospensione del requisito della condizionalità sul Reddito di Cittadinanza. - spiega l’assessore veneto al Lavoro Elena Donazzan -  Condizionalità che impegnava seriamente chi percepisce il reddito ad accogliere una eventuale proposta di lavoro, pena la sospensione del sussidio. Nell’ascoltare le dichiarazioni del ministro Bellanova, favorevole ad una grande sanatoria per tutti gli irregolari giustificata dalla richiesta del settore  di lavoratori stagionali a bassa qualifica, mi sento ulteriormente rafforzata nella critica».

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«In Veneto con la "Direzione Lavoro, Veneto Lavoro" e il collega alle politiche agricole Giuseppe Pan abbiamo fatto un ottimo accordo - afferma quindi l'Ass. regionale Elena Donazzan - promosso e condiviso da tutte le associazioni di categoria del settore primario, per cercare possibili lavoratori stagionali tra i disoccupati iscritti nelle liste dei centri per l’impiego, propri per coniugare la duplice esigenza sociale ed economica imposta da questa crisi sanitaria. In questo momento di grave crisi economica per le famiglie e di gravoso impegno per i bilanci pubblici, trovo stridente che non si ripristini la condizionalità per i percettori del reddito di cittadinanza che, dallo scorso luglio, data di entrata in vigore della legge, percepiscono mensilmente un sussidio, ed ora non sono nemmeno obbligati ad accettare un lavoro. Il paradosso è che ci siano posti immediatamente disponibili nel campo dell’agricoltura - conclude l'Ass. Elena Donazzan - e nel contempo ci siano in Veneto almeno 15 mila persone (tanti sono quanti hanno sottoscritto un patto di servizio nei nostri CPI) che percepiscono soldi pubblici senza fare nulla. Un doppio disastro economico».

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