«Risiko delle poltrone» a Verona tra rimpasto di giunta e futuro di Agsm

La Lega parla di «valorizzazione consapevole delle aziende partecipate», mentre è in corso un confronto serrato per il riequilibrio delle forze politiche che amministrano la città

Sede Agsm

«Per mesi e mesi ci è stato raccontato che Agsm era un'azienda bollita e non più competitiva. La notizia che Agsm Energia si sia aggiudicata gran parte del bando nazionale da due miliardi di euro di Consip, per la fornitura di energia elettrica alle pubbliche amministrazioni, è solo l'ennesima riprova che la società è un orgoglio del nostro territorio. Occorre saperla valorizzare e metterla nelle condizioni di essere protagonista sul mercato». Parole dei consiglieri comunali della Lega Vito Comencini e ed Anna Grassi, i quali sono intervenuti sul tema Agsm rivendicando la paternità dello stop all'aggregazione tra Agsm, Aim e A2A. Un'affare su cui il presidente di Agsm Daniele Finocchiaro aveva puntato tanto e per questo ha deciso di dimettersi dopo la brusca frenata politica. «Siamo gli unici ad avere sempre creduto con i fatti nel potenziale di Agsm e se oggi la società è ancora in mano ai veronesi è grazie alla nostra strenua battaglia - concludono Comencini e Grassi - Adesso più di prima occorre una guida politica che abbia le idee chiare sul futuro dell’azienda. Lo sviluppo del territorio non passa solo dalla buona gestione amministrativa del Comune, ma anche attraverso una valorizzazione consapevole delle partecipate, che sono una risorsa fondamentale per Verona».

Un intervento, quello degli esponenti della Lega, che potrebbe essere letto come un messaggio diretto al sindaco Federico Sboarina. Le elezioni regionali, infatti, sono passate. La giunta comunale ha bisogno di un rimpasto, dato che l'assessore Daniele Polato andrà a fare il consigliere regionale, ed è ancora vacante la presidenza di Agsm, dato che Finocchiaro si è dimesso. È innegabile, dunque, che tra le forze politiche di maggioranza sia in corso un confronto sulla costruzione di nuovi equilibri. Una costruzione resa ancora più complicata dalla mancata elezione dell'assessore Filippo Rando, che se fosse andato in Regione insieme a Polato avrebbe lasciato libero un altro posto nella giunta veronese.

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Tutti ragionamenti machiavellici, che le opposizioni veronesi mettono in luce per mostrare le debolezze di chi attualmente amministra la città. Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, attacca in particolare la Lega, dopo aver ascoltato le parole di Grassi e Comencini: «Sulla vicenda della fusione a tre tra Agsm, Aim e A2A la Lega è arrivata ultima, dopo che le opposizioni avevano già sollevato tutte le contraddizioni e i pericoli dell'operazione - ha dichiarato Bertucco - non si capisce quindi quali meriti possa vantare oggi questo partito, né da quale parte della Lega arrivino queste rivendicazioni: è la Lega che ora propone alla presidenza di Agsm Mantovanelli, fedelissimo di Fontana, o è il resto della Lega che propone il ritorno di Paternoster, la minestra riscaldata? La verità è che la Lega ha accompagnato tutto il processo di studio della fusione a tre, facendo spendere alla città un sacco di soldi, salvo poi sfilarsi quando come opposizioni abbiamo sollevato il problema della trasparenza e della gara pubblica nel consiglio straordinario in cui è stata messa ai voti la mozione del sottoscritto, bocciata anche dai consiglieri del Carroccio. La battaglia nel centrodestra è solo una battaglia di poltrone, non di scelte politico-amministrative».
«La logica è quella di sempre: sistemare i politici qua e là per riequilibrare i pesi delle forze di maggioranza, senza guardare invece al bene delle aziende partecipate e della città. L'esempio di Agsm è lampante: l'azienda più importante lasciata senza guida mentre l'aggregazione con Aim va avanti. Il Comune continua a prorogare la nomina del presidente, dopo le dimissioni di Finocchiaro, e regna un silenzio assordante sulle strategie industriali ed operative in questo momento cruciale come un'aggregazione industriale. Agsm è stata lasciata sola e non si può pensare che solamente la qualità dei dirigenti colmi il vuoto della posizione di comando. Vuoto che ci auspichiamo venga colmato da una personalità con esperienza e capacità e non dal primo politico in attesa di sistemazione», ha aggiunto Tommaso Ferrari, consigliere di Traguardi.
«Le elezioni regionali che avrebbero dovuto aiutare Sboarina a risolvere il risiko delle poltrone all'interno della maggioranza hanno finito invece per complicarlo mettendo a nudo la debolezza della sua amministrazione - ha concluso i consiglieri comunali del Partito Democratico Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani - Dei quattro assessori candidati solo uno, Polato, è passato di slancio. Per Rando, l'elezione rischia di saltare. Edi Maria Neri è arrivata ottava su nove nella lista personale del presidente Luca Zaia. Zanotto da vicesindaco solo sesto nella lista della Lega. Questo rappresenta già un giudizio dei veronesi sull'amministrazione Sboarina, ritenuta poco dinamica e poco incisiva. Un'amministrazione che ha mancato tutti gli obiettivi annunciati in campagna elettorale nel 2017 e che continua a deludere e a creare disagi con i tagli al trasporto scolastico, lo stallo senza fine dei cantieri del filobus, il rinvio degli investimenti necessari a completare la rete di piste ciclabili, riorganizzare il verde pubblico e incrementare la vivibilità dei quartieri. Vengono infine a profilarsi scelte al ribasso come il ritorno di Paolo Paternoster in Agsm, che in passato non ha mai brillato e che è portatore di una linea isolazionista. Oppure quella di Roberto Mantovanelli, già criticato dallo stesso sindaco per la gestione di Acque Veronesi, ma che fa parte del cerchio magico del vicesegretario nazionale leghista Lorenzo Fontana ed è per questo indicato addirittura come possibile assessore regionale».

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