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Riqualificazione dell'ex Arsenale: "Altro che fattibile, è tutto in alto mare!"

È il capogruppo comunale del Pd Michele Bertucco ad intervenire sul progetto per l'area: "La dichiarazione di fattibilità tecnica sul project financing di Italiana Costruzioni è assolutamente priva di presupposti reali"

La frenesia della giunta comunale di far apparire ciò che non è, ha portato, anche nel caso dell’Arsenale, ad approvare un atto ufficiale come la dichiarazione di fattibilità tecnica sul project financing di Italiana Costruzioni assolutamente priva di presupposti reali. Per rendersene conto basta scorrere le relazioni degli uffici tecnici che hanno avuto la possibilità di visionare il progetto di Italiana Costruzioni segretato ai comuni mortali. Da quanto emerge, il meno che si può dire è che tutto sia ancora in alto mare e che il progetto sia ancora un’ipotesi tutta da confermare.

Queste le dichiarazioni del capogruppo comunale del Pd, Michele Bertucco, sulla spinosa questione della riqualificazione dell'ex Arsenale asburgico di Verona. Il democratico poi prosegue indicando le note dolenti del progetto. 

Cominciamo con la scuola, per il cui inserimento in progetto l’amministrazione aveva esultato. Ebbene, gli uffici comunicano che lo spazio disponibile nella palazzina 21, individuata dai progettisti per ospitarla, può essere sufficiente per appena 40 bambini, 20 in meno dei 60 previsti. Insufficienti gli spazi anche per le destinazioni museali se è vero, come scrive il direttore del Museo di Storia Naturale, che quelli disponibili nella palazzina 12 sono appena sufficienti per trasferirvi quanto attualmente contenuto nella Palazzina di Comando, che va liberata per far posto al centro congressi privato. Ergo, una parte del materiale museale attualmente ospitato nella sede centrale di Palazzo Pompei sarebbe destinato a rimanere per strada, visto che neanche a Castel San Pietro, nuova sede designata del museo, gli spazi previsti sono adeguati. In breve, del Museo di Storia Naturale si rischia di fare un inglorioso spezzatino. Come non bastasse, la Direzione Musei D’Arte fa notare che nella Palazzina di Comando sono custodite strutture di pregio, come attrezzature espositive firmate da importanti architetti, il deposito della Biblioteca d’Arte e l’aula di didattica, che vanno opportunamente ricollocate. Visto che l’amministrazione ha deciso che i nuovi spazi debbano essere visitabili, occorre predisporre adeguate gallerie e spazi espositivi nei padiglioni 20 e 22, ma ciò in parte si sovrappone al progetto dell’asilo nido e della cosiddetta “città dei ragazzi”. Un grosso interrogativo si abbatte anche sui tempi di attuazione del progetto, considerato che i responsabili del settore Cultura e Musei stimano che solo per il trasferimento dei materiali museali si impiegheranno almeno 5 anni.
Sotto l’aspetto ambientale le bonifiche si annunciamo come un roulette russa a sfavore del Comune, stante che l’inquinamento dei terreni da metalli pesanti (piombo, zinco rame, cadmio, antimonio) è conclamato ma il concessionario risponderebbe fino a massimo 150 mila euro.
Sotto l’aspetto urbanistico gli uffici fanno notare che i 5.700 metri quadri di commerciale richiesti dal progetto di Italiana Costruzioni non trovano riscontro nel Pat del Comune di Verona che per l'intero centro storico ne prevede appena 2.810. Ragion per cui si renderà necessaria un variante urbanistica. Nella proposta dei privati mancano inoltre informazioni sui parcheggi mentre lo studio del traffico viene giudicato dagli uffici troppo “generico”.
Insomma, quanto emerge dal progetto legittima dei grossi dubbi in merito alla reale utilità dell'intervento per la città che rischia di uscire da questa vicenda ancora più disordinata. Altri dubbi investono il rispetto del famoso limite del 30% di contribuzione pubblica al project financing che verrà ampiamente superato con il canone annuo di 380 mila euro a carico del Comune per i primi 30 anni (poi diventeranno 180 mila l'anno per altri 20 anni), chiamato elegantemente “Corrispettivo di Disponibilità”.

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