Dopo la revoca della cittadinanza, Saviano: «Mi sento ancora veronese»

Con una diretta Instagram, lo scrittore ha dichiarato che il provvedimento approvato dal consiglio comunale scaligero è drammatico «perché il messaggio è: critica il capo e non sei più cittadino»

Roberto Saviano durante la diretta Instagram

«Verona cancella la mia cittadinanza, ma io mi sento ancora veronese». Dopo la lettera inviata ai cittadini veronesi, i suoi ex concittadini, Roberto Saviano è tornato a commentare la revoca della sua cittadinanza onoraria di Verona approvata dal consiglio comunale. Un'iniziativa contro cui è stata lanciata una petizione cittadina, ma che è stata difesa dal sindaco Federico Sboarina.

Ieri, 28 dicembre, Saviano ha affrontato nuovamente l'argomento con una diretta dal suo profilo Instagram, che in un giorno ha avuto quasi 50mila visualizzazioni e centinaia di commenti. Un video di circa 50 minuti, in cui lo scrittore ha dichiarato che «la cittadinanza onoraria è una cosa importante e seria» perché attraverso questo conferimento un'intera città abbraccia simbolicamente la lotta e l'impegno che un cittadino porta avanti e, nel caso di Saviano, la lotta è quella contro la camorra. «Non è una cittadinanza vincolata - ha spiegato - Non ti danno la cittadinanza onoraria per pensare in un modo o per non dire qualcosa».
Roberto Saviano ha poi fatto un passo indietro, dicendo di aver ricevuto da diverse città italiana la cittadinanza onoraria. E non solo a Verona è stata proposta la revoca. Anche a Torino e a Ravenna, partiti di centrodestra hanno avanzato l'idea che poi è stata concretizzata a Verona. Ma nella lista dei cittadini onorari di Torino e Ravenna, però, figura però anche il Benito Mussolini e al Duce non è stato riservato lo stesso trattamento riservato a Saviano. Un trattamento simbolico, ovviamente, ma per Saviano anche i simboli sono importanti. Per cui, lo scrittore ha chiesto ai cittadini scaligeri se Mussolini è cittadino onorario di Verona, mentre lui non può più esserlo.
Nel passare in rassegna poi la delibera approvata dal consiglio comunale veronese, Saviano ha confermato di aver criticato e non calunniato il leader della Lega Matteo Salvini. Ed è per questo che il provvedimento è drammatica agli occhi dello scrittore campano: «Perché il messaggio è: critica il capo e non sei più cittadino». Quindi, questa revoca sarebbe solo un omaggio che alcuni militanti hanno offerto al loro capo politico.
Infine, Roberto Saviano ha ribadito un concetto che aveva già espresso nella sua precedente lettera e cioè che Verona è molto più grande dei suoi amministratori e che non è solo una città «in mano a leghisti reazionari, fondamentalisti religiosi ed evasori sistematici». Ed ha ovviamente ringraziato i veronesi ed i veneti che gli hanno espresso la loro solidarietà.

Solidarietà che è stata espressa anche dai consiglieri regionali Guarda, Lorenzoni, Possamai, Zanoni, Camani, Zottis e Bigon, di Europa Verde e Partito Democratico, i quali hanno presentato una interrogazione in consiglio regionale per chiedere un intervento della Regione Veneto, anche solo una presa di posizione contraria per «non voltare le spalle all'impegno di Saviano e di tutti quei veneti che operano nella tutela della legalità».

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