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Giovedì, 30 Giugno 2022
Politica Centro storico / Piazza Bra

Dal Pd a Bertucco critiche a Renzi per il suo appoggio a Tosi. Verso il voto scotomizzando l'ipotesi ballottaggio

La recente visita in città dell'ex premier Matteo Renzi ha scatenato diverse critiche, mentre si avvicina l'appuntamento elettorale del 12 giugno

Flavio Tosi è di centrosinistra perché sta con Matteo Renzi. Matteo Renzi è di centrodestra perché sta con Flavio Tosi. Gli elettori veronesi possono a piacimento scegliere una delle due affermazioni e trarne le conseguenze. Di fatto la prima rappresenta il mantra ripetuto ormai alla noia dalla coalizione del candidato sindaco Federico Sboarina che ha la pretesa di essere il "vero" centrodestra. Secondo Claudio Melotti, coordinatore provinciale di Forza Italia, al contrario quella del sindaco uscente sarebbe la coalizione della «destra-destra», mentre il vero centrodestra moderato, europeista ed atlantista farebbe capo a Tosi, per l'appunto sostenuto ufficialmente dal pres. Silvio Berlusconi. 

La seconda affermazione, ovvero Matteo Renzi è di centrodestra perché sta con Flavio Tosi, è invece il mantra politico di Michele Bertucco, esponente oggi della lista In Comune per Verona – Sinistra civica ecologista e con un passato nel Partito democratico. Bertucco ha commentato la recente visita dell'ex premier, in città per presentare il suo ultimo libro, spiegando che Renzi è giunto a Verona «per portare acqua al mulino del centrodestra di area tosiana». Bertucco ha poi aggiunto che per stessa ammissione di Renzi, «Tosi non è un candidato civico ma si colloca nell’alveo del centrodestra che a Verona è spaccato».

In merito a questa spaccatura, sempre secondo Bertucco, non è da escludersi che in caso di ballottaggio la coalizione di Sboarina e quella di Tosi si diano infine manforte, cosa che evidentemente porterebbe Matteo Renzi a sostenere più o meno indirettamente partiti come Fratelli d'Italia e la Lega. Ed è dunque qui che Michele Bertucco può rivendicare di averci visto lungo (e da lunga data) in terra renziana, ricordando come in tempi non sospetti avesse già inquadrato quella che definisce la «deriva renziana», con l’«attacco ai diritti dei lavoratori portato dal suo governo». Insomma, secondo Michele Bertucco, «ora Renzi completa la transizione venendo in città per sostenere una destra che è causa dell’immobilismo degli ultimi quindici anni, sia che si tratti di Tosi che di Sboarina. Entrambi, - sentenzia Michele Bertucco - alla prova dei fatti, si sono rivelati incapaci di portare avanti le istanze della società veronese».

Per Matteo Renzi l'accoglienza nella città dell'amore è stata piuttosto tiepida anche da parte dei suoi ex compagni di partito. I segretari del Pd Verona, provinciale e cittadino, Maurizio Facincani e Luigi Ugoli, gli hanno infatti riservato parole tutt'altro che generose, in sostanza affermando che «Renzi propone ai veronesi una minestra riscaldata», mentre il vero cambiamento starebbe al contrario dalla parte di Damiano Tommasi. Maurizio Facincani e Luigi Ugoli spiegano: «Che Tosi sia stato molto amato dai veronesi nessuno lo può negare, ma che abbia ricambiato o restituito in opere e interventi a beneficio della comunità questo grande patrimonio di fiducia, come sembra suggerire il segretario di Italia Viva Matteo Renzi, ci permettiamo di dubitarne». I due esponenti dem Maurizio Facincani e Luigi Ugoli ricordano poi in serie quelli che giudicano i fallimenti dell'era tosiana, dal «tormentone decennale su una ipotesi di traforo che si è rivelata irrealizzabile», fino alle «opere improponibili come il cimitero verticale», passando ovviamente per l'immancabile «filobus», nonché la «tanta propaganda sul tema della sicurezza». In sintesi, che si tratti di Tosi o di Sboarina, per i segretari dem Facincani e Ugoli si sarebbe pur sempre dinanzi a «una minestra riscaldata da dieci anni» o «una minestrina tiepida di cinque anni», mentre l’«unica idea di cambiamento presente in questa campagna elettorale» sarebbe rappresentata «dalla proposta di Damiano Tommasi e della coalizione civica e di centrosinistra che lo sostiene». 

Fatta salva la legittimità di queste ed altre analisi di segno opposto che, come è facile comprendere tendono reciprocamente ad escludersi l'una con l'altra, resta un enorme nodo politico che, senza distinzione alcuna, un po' tutti i pariti e le liste civiche cittadine sono propensi con piacere a scotomizzare in attesa della fatidica data del 12 giugno. Ovvero, che si fa qualora si andasse al ballottaggio? A quanto si racconta, da una parte come dall'altra, in caso di secondo turno tutti sarebbero infatti pronti, più o meno, a stare con tutti. Al ballottaggio si può escludere un asse Tosi-Sboarina? Evidentemente no. Al ballottaggio si può escludere un asse Tosi-Tommasi? Altrettanto evidentemente no. La questione è allora un po' questa: o uno dei tre principali candidati riuscirà a spuntarla sugli altri al primo turno, altrimenti vi sarà chi rischierà seriamente di doversi bere calici amari o, altresì, mangiarsi la proverbiale minestrina riscaldata. 

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