Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Il reddito di inclusione sociale si amplia. PD: "Non si butti tutto alle ortiche"

Cadono i vincoli famigliari per accedere al sussidio introdotto dal governo Gentiloni. Ora i democratici temono che il provvedimento venga cancellato dal nuovo esecutivo

Da questo mese di luglio è scattata la seconda fase del Rei, il reddito di inclusione sociale introdotto dal governo Gentiloni per contrastare la povertà. Nella sua prima fase, il sussidio si rivolgeva potenzialmente a 500mila famiglie italiane, in cui erano presenti almeno un minore o un disabile o una donna in gravidanza o un disoccupato con più di 55 anni. Ora sono caduti questi vincoli e il beneficio economico è diventato universale. Gli unici requisiti che contano dunque per richiedere il Rei sono quelli di reddito, quindi un Isee non superiore ai 6mila euro e un patrimonio inferiore ai 20mila (abitazione esclusa).

"Al 3 maggio 2018 erano già arrivate 470 domande di Rei al Comune di Verona, di cui finora solo 41 respinte", hanno ricordato dal PD di Verona, che ha segnalato la novità riguardante il reddito di inclusione, "a beneficio delle famiglie veronesi in difficoltà". Ma questa novità serve al Partito Democratico locale anche come spunti per una riflessione politica.

Prima di buttare alle ortiche una misura come il Rei è necessario interrogarsi su cosa sia effettivamente meglio per le famiglie - hanno detto gli esponenti locali del PD - Attualmente, il Rei si concretizza con un assegno mensile che varia dai 187,50 euro ai 539,82 euro a seconda della consistenza del nucleo familiare. Si percepisce per un massimo di 18 mesi durante i quali il capofamiglia richiedente viene accompagnato attraverso un percorso di inclusione sociale e lavorativa personalizzato che coinvolge tutti i servizi territoriali, dall'ufficio del lavoro ai servizi sanitari. Il Comune di Verona è capofila di una rete di 34 Comuni che hanno fatto da apripista di questo percorso. Il personale del nostro Comune ha svolto un grandissimo lavoro che ci ha permesso di farci trovare pronti. Delle 174 domande ad oggi definitivamente accolte a Verona, 118 riguardano cittadini italiani; 56 cittadini stranieri di cui 7 di provenienza Ue. Ben 103 domande sono state motivate dalla presenza di un disoccupato ultra 55enne all'interno di una famiglia a basso reddito; 74 dalla presenza di un minore; 11 dalla presenza di un disabile; 2 dalla presenza di una donna in gravidanza. Ora viene meno la barriera dei requisiti famigliari, aprendo la porta ad un molto probabile allargamento della platea dei possibili beneficiari. Fino a fine 2019 il territorio veronese potrà contare su 1 milione di euro di stanziamento. Dopo di che starà alle valutazione di chi sarà al governo.

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