Referendum, elettori divisi tra i sostenitori del Sì e quelli dell'astensione

Tosi contesta Zaia quasi tutti i giorni. Per Quagliariello si tratta di un evento storico, mentre il PD invita a non partecipare. E anche all'interno del M5S la linea non è univoca

La ricevuta del voto del 22 ottobre

È ancora Tosi contro Zaia sul referendum per l'autonomia del Veneto. Dopo aver dichiarato che il presidente della Regione confonde gli elettori per puntare al quorum, il leader di Fare! risponde ancora a Zaia che si era lamentato dei costi per garantire l'ordine pubblico il 22 ottobre che lo Stato ha presentato alla Regione.

È da 40 anni che è previsto che le spese di organizzazione delle elezioni o dei referendum facciano capo a chi ha indetto la consultazione, quindi è da sempre che la sicurezza dei referendum indetti dalle regioni la pagano le regioni stesse - scrive Tosi - Quello di Zaia è l'ennesimo tentativo di dare un contenuto secessionista alla consultazione inventandosi un inesistente conflitto con lo Stato.

Resta dunque alta la tensione politica a pochi giorni dalla consultazione di domenica 22 ottobre, con i fronti ormai chiari di chi invita a votare Sì e chi invece è per l'astensione. Tra i sostenitori del Sì c'è il movimento di centrodestra Idea, guidato dal senatore Gaetano Quagliariello. Lo stesso Quagliariello è intervenuto definendo il referendum sull'autonomia "un'occasione storica per l'Italia".

L'attuale rapporto tra Stato e Regioni non regge più - ha detto Gaetano Quagliariello - Il divario tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale non ha più ragion d’essere e la strada maestra per ridisegnare le autonomie è immaginare un sistema a geometria variabile, che moduli l’entità e la tipologia di intervento statale a seconda delle situazioni e delle esigenze dei diversi territori.

Dalla parte dell'astensione c'è invece il PD, che continua a riproporre l'esempio dell'Emilia Romagna che ha già intavolato una trattativa con il governo per ottenere maggiore autonomia, senza passare attraverso un referendum e quindi senza "farci spendere 15 milioni di euro per ottenere lo stesso risultato", hanno dichiarato all'unisolo il deputato Vincenzo D’Arienzo e il consigliere comunale Federico Benini.

E se la linea ufficiale del M5S è quella di andare a votare Sì il 22 ottobre, come ribadito anche dal deputato veronese Mattia Fantinati ("Per il M5S la strada da percorrere non è l'accentramento ma riportare le risorse pubbliche il più vicino possibile ai cittadini", ha detto Fantinati), gli elettori a 5 Stelle non sono altrettanto compatti, tanto è vero che è nato un comitato referendario per l'astensione di elettori o iscritti al M5S.

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È ormai evidente che lo stesso risultato del referendum consultivo si poteva raggiungere inviando una pec al governo centrale per istituire un tavolo, come ha già fatto l'Emilia Romagna, quindi a costo zero - dicono dal comitato 5 Stelle per l'astensione - Invece i presidenti Luca Zaia e Roberto Maroni hanno scelto di spendere circa 65 milioni di euro, cui 15,2 milioni per il solo Veneto, compresi i costi per pubblicizzare tale referendum. L'astensione è una libera scelta del cittadino e non una vigliaccata.

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