La protesta corre da Avesa a Legnago. "No all'accoglienza dei profughi"

Nella bassa un corteo di 600 persone, mentre nel quartiere veronese sono state raccolte circa 200 firme. "Le preoccupazioni delle famiglie sono condivisibili e comprensibili"

La manifestazione di Avesa (fonte foto Facebook Paolo Tosato)

In 600 in corteo a Legnago, in 200 a firmare la petizione ad Avesa. In un giorno due mobilitazioni distinte, ma accomunate da un'unico No, il No all'accoglienza dei richiedenti asilo.

Nel comune della bassa aveva protestato anche la Lega Nord per l'arrivo di 20 richiedenti asilo nella frazione di San Vito di Legnago. Ieri sera, 7 ottobre, i comitati che avevano fatto marciare 700 persone a Pescantina ha replicato a Legnago: "Per dire No a questo ennesimo arrivo di profughi a spese nostre".

Non un corteo, ma una manifestazione nella piazza di Avesa, organizzata dalla Lega Nord ma senza simboli di partito. Sono state anche raccolte le firme dei cittadini che non vogliono che i profughi siano ospitati nelle ex scuole Braida del quartiere veronese. "I cittadini di Avesa sono scesi in piazza - ha scritto il segretario cittadino della Lega Nord Paolo Tosato su Facebook - Le ingiustizie non vanno subite. È necessario prendere posizione e far sentire la propria voce. Solo così le cose possono cambiare. Il nostro peggior male è la rassegnazione. Oggi non ha vinto l'indifferenza. Oggi ha vinto la partecipazione".

E sul tema dell'accoglienza dei migranti ad Avesa è intervenuto anche il presidente della seconda circoscrizione Filippo Grigolini: "Voci incontrollate si rincorrono da mesi sul destino dello stabile di via degli Asi ad Avesa. Le preoccupazioni delle famiglie del borgo sono condivisibili e comprensibili. Anche solo discutere di poter o meno inserire un numero imprecisato di profughi nel cuore di una comunità, che già è in sofferenza per il flusso continuo e giornaliero degli ospiti di Costa Grande, quotidianamente presenti presso ogni cassonetto, con l'ovvio rischio per la sicurezza sanitaria e fisica, solleva interrogativi importanti: c'è consapevolezza dell'adiacenza di centinaia di residenti anziani e di famiglie? O della vicinanza a meno di 200 metri di una scuola materna e una scuola primaria accanto ad una pubblica piazza? O del confine con un impianto sportivo dove, tutti i giorni, gravitano centinaia di minori? Dare alloggio ad altre centinaia di profughi in un borgo residenziale di 3000 anime e che già, indirettamente, ne accoglie 300, temiamo sia un azzardo. Con un esito fin troppo prevedibile. Fatto certo ed importante resta la rassicurazione del sindaco Tosi e della prefettura che al momento non risultino richieste. Questo non significa, ad ogni modo, che le richieste non possano pervenire. Pertanto l'attenzione va tenuta alta al fine di prevenire ciò a cui sarebbe impossibile rimediare successivamente e che rappresenterebbe ancora una volta una pura speculazione sulla vita dei profughi e sulle risorse ormai scarse di una nazione. Ormai molti, moltissimi, si chiedono se sia davvero questo il modo corretto di accogliere, in maniera indiscriminata, ghettizzando queste persone che potrebbero invece contribuire attivamente alla loro permanenza in Europa, crescere, conoscere e apprendere il tanto che di buono possiamo dare per poi magari ritornare più consapevoli e capaci di futuro nella loro patria".

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