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Popolo della Famiglia di Verona contrario alla riapertura delle case chiuse

La proposta del consigliere comunale Giorgio Pasetto viene definita "squallida e diseducativa" e si propone la collaborazione con associazioni che si occupano del fenomeno

Il Popolo della Famiglia di Verona esprime il totale contrasto all'iniziativa del consigliere tosiano-radicale Giorgio Pasetto sulla proposta per la riapertura delle case chiuse. "È singolare - afferma Filippo Grigolini, coordinatore del PdF Verona - che una proposta così squallida e diseducativa per le nuove generazioni giunga da un esponente di una lista che al primo posto, in campagna elettorale, evidentemente per raccogliere voti facili, metteva la centralità della famiglia naturale e la dignità della persona. È singolare ma non stupisce. Dopo lo spinello di stato, potrebbe proporre la quadratura del bilancio con il papponaggio comunale, magari istituendo questi centri di servizi accanto alle scuole o ai luoghi di lavoro per renderne più agevole la fruizione. Verona città dell'amore, della lirica, dell'arte e della cultura diverrà anche la città del mestiere. Una novella Amsterdam?".

Moreno Bronzato, consigliere in quinta circoscrizione e dirigente del movimento: "Siamo allarmati per i problemi che il tristissimo e grave fenomeno della prostituzione arreca alla cittadinanza e alla sicurezza dei quartieri, in particolare a Verona Sud. Ma sappiamo che anche le esperienze internazionali hanno decretato l'inefficacia della legalizzazione, risposta non corretta per motivi in parte etici ma soprattutto oggettivi. È dimostrato infatti che questa regolamentazione non diminuisce ma aumenta la domanda di vittime di tratta, non riduce gli abusi nei confronti delle donne, e non aumenta la sicurezza sanitaria". 

Per Verona, il Popolo della Famiglia ha in mente un nuovo progetto complessivo, una terza via che contempli rigorosi e continuativi interventi di ordine pubblico, così come la punibilità della condotta di chi acquista servizi sessuali e la collaborazione istituzionale con associazioni che già si occupano di questo fenomeno.

"Per questo - conclude Grigolini - in un'ottica di vera sussidiarietà proporremo un convenzionamento forte con l'associazione Papa Giovanni XXIII, con significativi supporti economici mirati al recupero umano e sociale delle donne sfruttate dalla tratta internazionale delle schiave".

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