Silvia Romano, Giorgetti: «Una musulmana in più e 4 milioni in meno»

Inevitabili polemiche sul commento del vicepresidente del consiglio regionale pubblicato e poi cancellato da Facebook

Silvia Romano

Anche il Veneto ha la sua polemica sulla liberazione di Silvia Romano, come se davvero ce ne fosse bisogno. A scatenarla è stato il veronese Massimo Giorgetti, vicepresidente del consiglio regionale. Con un post pubblicato sul suo profilo Facebook (e poi rimosso), Giorgetti ha esternato il suo malcontento per la liberazione della cooperante italiana, convertitasi alla religiose islamica nel suo quasi anno e mezzo di prigionia in Africa. Giorgetti non sarebbe «per niente contento» perché l'Italia «non avrebbe fatto un affare» con questa liberazione. «Ora avremo una musulmana in più e 4 milioni di euro in meno», ha scritto Giorgetti nel post che ha generato la polemica.

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Questo post non è più visibile, mentre oggi, 11 maggio, è ancora visibile un altro commento lasciato sempre da Massimo Giorgetti sulla sua pagina Facebook. Un commento che lui dice di aver modificato, chiedendo scusa, per «paura di essere cancellato», ma che ancora una volta colpevolizza la vittima del sequestro. Giorgetti paragona Silvia Romano con le bare di alcuni soldati italiani morti. «Rientro da missioni di pace, trovate la differenza», scrive il consigliere regionale veronese. Come se l'essere tornata viva fosse una colpa per Silvia Romano.

Di fronte a questa presa di posizione di Massimo Giorgetti, i consiglieri regionali del Partito Democratico replicano: «Giorgetti deve vergognarsi. Il suo post su Silvia Romano, poi frettolosamente rimosso, è indecente. La discussione sulla scelta di religione di Silvia Romano che per definizione è un fatto privato, è fuori luogo. Pensare che sia giusto salvare o meno le persone sulla base dell'identità religiosa ricorda periodi cupi della nostra storia in cui le persone venivano deportate e uccise perché appartenenti ad una determinata razza».
Al PD si è aggiunto anche Gabriele Scaramuzza, segretario regionale veneto di Articolo Uno: «Giorgetti, oltre ad essere l'ennesimo soldatino da tastiera arruolato dalla destra, è vicepresidente della Regione Veneto, e quindi dovrebbe essere anche uomo delle istituzioni. Ma questa preoccupazione non sembra averlo toccato più che tanto, e quindi, visto che preferisce fare la velina delle farneticanti dichiarazioni di questa destra feroce e disumana, irrispettosa prima di tutto delle istituzioni al cui interno essa pure vive, sia almeno coerente e rassegni le proprie dimissioni». E il Forum delle Donne di Articolo Uno Veneto ha chiosato: «Noi siamo felici che Silvia Romano sia stata liberata, come lo siamo che Giorgetti non sia ministro, presidente del consiglio o qualsiasi altra carica istituzionale. Finché quelli come lui hanno il solo potere di sfogarsi sui social, noi abbiamo la certezza che tutti potranno essere salvati, non in base a scelte di simpatia politica o soggettiva, ma in base al semplice, semplicissimo fatto, di essere una persona, un essere umano».

Di fronte a queste polemiche, Massimo Giorgetti si è difeso ribadendo la propria rabbia per il pagamento del riscatto che ha permesso la liberazione di Silvia Romano. «Il Governo italiano ha messo in pericolo tutti i nostri connazionali che operano in quell'area, perché l'Italia si è dimostrata di poter essere un bancomat per il terrorismo - sostiene il vicepresidente del consiglio regionale - Non voglio essere frainteso, perché ciascuno è libero di fare le proprie scelte religiose, ma non posso non esprimere il mio sconcerto nel vedere ostentare, in quel contesto, l'adesione a quella stessa religione che i terroristi di Al-Shaabab vogliono imporre con la forza. Questo a parer mio è uno schiaffo a tutte quelle donne coraggiose che a quella sharia si ribellano in nome della libertà e della dignità e per questo vengono incarcerate, condannate, frustate in pubblico e spesso uccise. Ritengo di aver sempre onorato il mio ruolo istituzionale, garantendo i diritti dell'opposizione, ma questo non mi può impedire di essere uomo libero ed esprimere le mie opinioni anche se a qualcuno possono dare fastidio».

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Parole, quelle di Giorgetti, che suonano come un'«arrampicata sugli specchi» per i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. «Chi ha un ruolo istituzionale non può permettersi di pubblicare frasi di quel tipo, dichiaratamente razziste - scrivono - Giorgetti ha una volta ancora disonorato l'istituzione di cui è rappresentante. Chiediamo dunque le sue pubbliche scuse e soprattutto la presa di distanza da parte dell'ufficio di presidenza del consiglio regionale, al fine di tutelare l'istituzione da questo ennesimo atto incivile».

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