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La Soprintendenza boccia il piano urbanistico ‘San Rocchetto di Quinzano’

L'amministrazione comunale propone ora di ridurre la superficie edificabile del 50% e di votare il provvedimento in Consiglio, che Michele Bertucco però considera "un nuovo imperdonabile errore"

Palazzo Barbieri, sede del Comune di Verona

La Soprintendenza esprime parere negativo al piano urbanistico ‘San Rocchetto di Quinzano’, avvalorando implicitamente l’iter intrapreso in merito dall’Amministrazione comunale, fanno sapere da palazzo Barbieri, che nel 2017 ne aveva stralciato la scheda dalla variante urbanistica. 

Secondo la nota stampa difusa dal Comune di Verona, il documento evidenzia infatti che gli undici edifici di cinque piani ciascuno previsti nel PUA originario, per una superficie complessiva di circa 13 mila metri quadrati, non sono compatibili con i valori paesaggistici della zona. L’area di San Rocchetto non solo è sottoposta a vincoli per la tutela del paesaggio ma è anche a rischio archeologico per la possibilità di rivenire sedimi e reperti di età protostorica, come già avvenuto in passato.

Caratteristiche che, secondo la Soprintendenza, non sono tenute in adeguata considerazione nel progetto edificatorio,che risulta pertanto non integrato e privo di legami con l’ambito di riferimento. Eccessiva la volumetria proposta, così come le altezze previste per gli edifici, in un contesto dove l’edificato esistente non supera i 2-3 piani.

Alla luce di quanto contenuto nel testo redatto dagli uffici ministeriali, ora la parola finale sul PUA di San Rocchetto spetta al Consiglio comunale.

Infatti, dopo che il TAR ha respinto la decisione della giunta di stralciare il provvedimento dalla Variante 23, è ora al vaglio dell’assemblea l’emendamento presentato dal presidente della commissione urbanistica Matteo De Marzi, che reintroduce la scheda norma del Pua di San Rocchetto con una superficie edificabile ridotta del 50% rispetto all’originale.
I metri quadri da costruire passerebbero da 13 mila a 6 mila 500, con palazzine di altezza non superiore ai 4 piani, in linea con le abitazioni già esistenti.

Una proposta che terrebbe conto anche della sostenibilità complessiva dell’intervento, in termini di traffico, infrastrutture e tutela dell’ambiente e che risponde alle scelte urbanistiche dell’amministrazione.

«Lo sviluppo della città deve passare attraverso una crescita improntata sulla sostenibilità, non sulla cementificazione - ha detto il sindaco Federico Sboarina -. Il parere della Soprintendenza conferma dal punto di vista tecnico la nostra scelta politica, che è quella di tutelare un’area vincolata da un intervento troppo invasivo per il contesto. Questo documento conferma la bontà della nostra impostazione in ambito urbanistico, su cui abbiamo lavorato sin dall’inizio. Gli insediamenti urbanistici devono essere compatibili con la qualità della vita dei nostri quartieri e dei cittadini che li abitano, ma devono anche essere sostenibili dal punto di vista paesaggistico, come in questo caso».

In sala Arazzi, insieme al sindaco, c’erano il vicesindaco Luca Zanotto, l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala e il presidente della commissione Urbanistica Matteo De Marzi.

«La variante 23 è attualmente all’esame del Consiglio comunale e l’emendamento in questione sarà uno dei prossimi ad essere votato - spiega l’assessore Segala -.Il parere della Soprintendenza arriva quindi in tempo propizio, avvalorando la scelta dell’amministrazione di rivedere la scheda norma con superifici e volumi notevolmente ridotti».

Parlando di “alterazione negativa del contesto paesaggistico di riferimento”, di “altezze e volumetria eccessive”, di “consumo sproporzionato dell’area di riferimento”, la Sovrintendenza Archeologica alle Belle Arti e al Paesaggio ha confermato quanto noi di Verona e Sinistra in Comune andiamo dicendo da anni, ovvero che il progetto di lottizzazione denominato San Rocchetto - 11 palazzine da 5 piani per un totale di 13 mila metri quadri di cemento sulle colline di Quinzano - è una inutile e dannosa colata di cemento. Pertanto la Sovrintendenza l’ha bocciato.

A dirlo è il consigliere per Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco, che poi prosegue nella sua analisi. 

Sulla base di questo nuovo parere, vincolante, invitiamo l’amministrazione a stralciare una volta per tutte la scheda norma e a ritirare l’emendamento che gli uffici avevano predisposto per riammettere il Piano in Variante 23 a seguito della vittoria al Tar delle società di Leardini, titolari della proposta urbanistica. L’emendamento aveva inoltre l’obiettivo di adeguarsi alle previsioni del Ptcp, il piano di coordinamento territoriale provinciale.

L’amministrazione ha già commesso due errori a favore di questo scempio: il primo gestendo malissimo il ricorso al Tar; il secondo accettando una fidejussione sostitutiva di quella falsa che era depositata agli atti, scoperta dal sottoscritto e che aveva costretto in un primo tempo l’amministrazione comunale a revocare il Pua.

Sarebbe un nuovo imperdonabile errore mettere al voto del Consiglio l’emendamento che, pur riducendo superfici e cubature, riammetterebbe una insanabile ferita in un territorio dal grande valore non lo paesaggistico ma anche archeologico. Il parere della Sovrintendenza ricorda infatti che “l’area di monte Cavro e San Rocchetto ha restituito negli anni quaranta e cinquanta importanti insediamenti protostorici”.

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