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Pfas, alimenti contaminati in zona rossa. PD: «Acclarata latitanza della Regione»

Dopo i dati diffusi da Greenpeace e Mamme No Pfas, i consiglieri regionali Bigon e Zanoni commentano: «La Regione non ha agito in modo tempestivo né adeguato». E Cristina Guarda dei Verdi aggiunge: «Perso tempo prezioso»

Secondo i monitoraggi svolti dalla Regione Veneto anche gli alimenti di origine vegetale e animale prodotti nei territori maggiormente colpiti dall'inquinamento da Pfas (la cosiddetta "zona rossa", in cui è inclusa anche parte della provincia di Verona) sarebbero contaminati dalle sostanze perfluoroalchiliche. Lo hanno rivelato ieri, 20 settembre, le associazioni Greenpeace e Mamme No Pfas, diffondendo i risultati del controlli eseguiti dalla Regione. Dati che non potevano non scatenare una reazione da parte delle minoranze in consiglio regionale, anche perché per ottenerli Greenpeace e Mamme No Pfas hanno dovuto ingaggiare una lunga battaglia legale.

«La Regione, a quanto risulta, non ha agito in modo tempestivo né adeguato - hanno commentato i consiglieri regionali del Partito Democratico Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni - Già nel 2018, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) aveva rivisto al ribasso i limiti di tollerabilità di assunzione giornaliera di cibo contaminato, ma l'ordinanza del presidente Luca Zaia con cui prorogava lo stato di emergenza non ne teneva conto. Non sono state prese misure né sono state effettuate nuove analisi, visto che i dati forniti a Greenpeace risalgono al massimo al 2017. Alla luce del report e della situazione in costante evoluzione, crediamo sia indispensabile quanto prima un ulteriore monitoraggio, includendo anche la zona arancione e allargando il campione delle produzioni agricole interessate, senza omissioni o reticenze nella diffusione dei risultati. Ma sull'intera vicenda Pfas, la latitanza della Regione è ormai acclarata».
E la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda ha aggiunto: «Le analisi sugli alimenti dimostrano quanto siano necessari e urgenti i piani di intervento, ma in questi anni in Veneto si è perso tempo prezioso».

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