Sabato, 16 Ottobre 2021
Politica

Il Pd bacchetta la Regione: "Il Veneto è nemico dei pendolari"

La probabile soppressione della tratta Verona-Rovigo-Chioggia ha spinto i democratici a scendere in campo per denunciare la scarsa qualità dei servizi ferroviari della nostra regione, sempre più cari ma sempre meno efficienti

“Il treno dei desideri all’incontrario va: la Regione Veneto si conferma nemica dei pendolari e, quanto si profila all’orizzonte, potrebbe essere l’inizio della fine per il trasporto pubblico locale. Ovvero, la dismissione della linea ferroviaria Verona-Rovigo-Chioggia”. A cantarle chiare alla Giunta è il Pd, che incalza con un’interrogazione presentata dal consigliere polesano Graziano Azzalin e firmata dai colleghi di Chioggia e Verona, Lucio Tiozzo, Franco Bonfante e Roberto Fasoli, nella quale si chiede “se e come intenda porre rimedio alla drastica riduzione di finanziamenti per il settore che richiede scelte politiche forti e decise, soprattutto in un fondamentale settore che vede purtroppo i Veneti primi per disagi e carenze di investimenti, e in particolare quale sia la soluzione prevista per evitare la dismissione de facto della tratta Verona-Rovigo-Chioggia, ad alta frequenza pendolare”. “Una prospettiva terrificante – puntualizzano i tre consiglieri – ma purtroppo assai concreta: a fronte dell’ulteriore stretta finanziaria, da fonti interne a Trenitalia si parla di un’alta possibilità che si giunga in autunno ad una soppressione delle corse giornaliere sulla tratta Verona-Rovigo-Chioggia, o quantomeno ad un affidamento in service della gestione, che significherebbe comunque una drastica riduzione del servizio. Se questo dovesse avvenire, sarebbe una mazzata per un territorio che vive già un ritardo negli investimenti strutturali per la mobilità e segnerebbe l’inizio di una vera e propria disintegrazione del trasporto pubblico locale, spina dorsale di una Regione che punti a uno sviluppo sostenibile e voglia guardare avanti”.

“Il cartello ‘pericolo’ esposto dal Pd fa da contraltare alla mancanza di quello ‘lavori in corso’ che nel settore trasporto pubblico locale la Giunta non espone da tempo – spiegano gli esponenti democratici– Nessuno nega le difficoltà prodotte dalla impressionante contrazione di risorse il fatto è che tutte le Regioni sono nella stessa situazione, ma alcune hanno programmato investimenti e hanno continuato a puntare sui servizi pubblici, la nostra no: nel confronto fra le politiche dei trasporti delle varie Regioni, contenuto nel rapporto Pendolaria di Legambiente, emerge che nel corso del 2011 il Veneto è stata la prima Regione per tagli al servizio ferroviario con un -19,5% rispetto al 2010 (la Lombardia non ha effettuato nessun taglio, in Emilia Romagna i tagli sono dell’ordine del 3%) ed è terza per rincari con un +15%, mentre dal punto di vista della spesa regionale per il servizio pendolare in rapporto al totale del bilancio, solo Sardegna, Valle d’Aosta e Umbria fanno peggio del Veneto (0,03%). Per questo Legambiente, analizzando i numeri e non le affermazioni e propagandistiche, ha assegnato la palma di nemica dei pendolari al Veneto”.

“Come se non bastasse – aggiungono i consiglieri del Pd – con sentenza n. 984/2012 la prima sezione del Tar Veneto ha annullato la Delibera n. 512/2011, con la quale la Giunta ha disposto il taglio delle risorse destinate al finanziamento dei servizi minimi di trasporto pubblico locale, in accoglimento del ricorso presentato dalle aziende di trasporto venete. Nella sentenza si precisa che il taglio di risorse operato a livello statale seppure costituisca l’antecedente logico-giuridico alla riduzione delle risorse da parte della Regione, non esonera la stessa dal rispetto delle norme che regolano il potere di determinazione dei finanziamenti destinati al settore: si tratta di uno schiaffo enorme alla Giunta, un rischio che il Pd non aveva mancato di sottolineare tempo fa. Ma a quanto pare, le politiche dei trasporti e la mobilità non sono primarie per chi dovrebbe governare il Veneto, regione ad altissima mobilità interna, ma che continua a indirizzare le proprie attenzioni solo verso strade e autostrade, nonostante la crisi renda i mezzi privati sempre meno convenienti per i cittadini e nonostante questo rappresenti un errore culturale e politico assolutamente fuori dal tempo. La Regione fa solo tagli e, di fatto, mancano all’appello 60 milioni per realizzare i servizi previsti da contratto: 35 per il trasporto su gomma (-12% rispetto al 2011) e 25 per i servizi ferroviari (-17%) previsti dal contratto Trenitalia-Regione. Ormai non si contano più le proteste di chi quotidianamente usufruisce dei servizi pubblici, che nonostante le difficoltà crescenti sono in continuo aumento. E, a sostegno di queste proteste, non si è levata solo la voce del Pd, ma anche quella di numerosi esponenti della maggioranza e della Giunta, al punto di creare dubbi su chi davvero decida le politiche regionali di trasporto pubblico”.

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