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Parte da Tosi la protesta contro la finanziaria

Parte da Tosi la protesta contro la finanziaria

Parte da Tosi la protesta contro la finanziaria

I sindaci si incontrano a palazzo Barbieri. Gobbo: "Non pagare le tasse sarebbe un segnale forte"

Parte da Verona la campagna dei sindaci dei sette capoluoghi di provincia di Veneto contro la finanziaria che si sta discutendo in questi giorni a Roma. Sul banco degli imputati soprattutto i tagli alle amministrazioni locali, che i sindaci veneti considerano “iniqui” in quanto non tengono in considerazione se il comune sia o meno virtuoso. In altre parole, i tagli colpisco in egual misura sia chi cerca di tenere i conti in regola, sia chi i conti in regola non li ha mai avuti.

A farsi portavoce dei "colleghi" è statoil sindaco di Vicenza Achille Variati, il quale ha detto a chiare lettere come lui e gli altri sindaci siano “tutti concordi che siano necessari dei cambiamenti alla legge finanziaria”, questo in quanto “pensiamo che la manovra sia iniqua perché non c’è alcun meccanismo che sia di premialità ai Comuni virtuosi”.

Variati ha poi spiegato che “l’iter di contenimento dei costi è iniziato nel 2004, ma i sono Comuni che hanno fatto la loro parte ed altri no”, riferendosi chiaramente, nel primo caso, a realtà come quelle venete che hanno fatto letteralmente i salti mortali per far quadrare i conti e per rientrare nel patto di stabilità, mentre altre sono perennemente fuori da ogni standard imposto dalla legge.

Il sindaco di Vicenza ha poi elencato le richieste che i sette capoluoghi di provincia del Veneto chiedono al Governo. In primo luogo i paramenti in base ai quali vengono attuati i tagli dovrebbero esere riferiti agli ultimi 3 anni e non al solo 2009. Il secondo punto riguarda i conti standard. Dovrebbero essere quelli, e non il computo delle spese straordinarie, a dover essere oggetto di valutazione da parte della manovra, questo per fare “in modo da poter premiare i comuni virtuosi”, ha tenuto a specificare Variati. Ancora, i sindaci vorrebbero che all’interno della la manovra si attivasse un anticipo del federalismo fiscale, in modo da poter garantire alle amministrazioni locali entrate proprie. Infine, i Comuni veneti chiedono di poter prendere parte alle entrate che lo Stato ha dall’evasione fiscale, soprattutto da quegli incassi avuti con l’aiuto delle amministrazioni locali stesse.

A lanciare una provocazione ci ha pensato il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo: “Esistono due sistemi di amministrazione pubblica e due Italie e questa finanziaria colpisce le amministrazioni locali che già hanno sofferto andando a premiare quelle che non meriterebbero. Per questo, se una piccola protesta fiscale si potesse fare (non mandando parte delle tasse dovute allo Stato ndr), questo sarebbe un segnale, sarebbe un’altra sveglia tra le tante suonate in questi anni”.

A chiudere l’incontro ci ha pensato il padrone di casa, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il quale ha voluto fare chiarezza sull’entità della protesta enunciando un po’ di dati: “Per fare un esempio, che poi è il caso più o meno di tutti i Comuni veneti, Verona riceve dallo Stato 335 euro per ogni cittadino, dopo i tagli imposti dalla manovra il finanziamento scenderebbe a 288 euro a persona, Se pensiamo che il Comune di Napoli, ad esempio, riceve attualmente 600 euro per ogni abitante”. Questa spiegazione è stata data da Tosi per far capire che i tagli, i quali vanno ad incidere in percentuale uguali su tutte le amministrazioni, in realtà colpiscono solo chi ha i conti in regola, andando a limare solo marginalmente gli sprechi dei Comuni che non rispettano il patto di stabilità. Per spiegare meglio riportiamo una dichiarazione di Tosi di qualche settimana fa: "Ai comuni spreconi basterà sprecare un po' meno". 
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