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Primo giorno a Roma per i nuovi parlamentari: "Ora possiamo cambiare la politica"

Gli onorevoli scaligeri oggi sono entrati a Montecitorio e a Palazzo Madama per eleggere i presidenti delle Camere. Schede bianche da Pd e Pdl, ma per chi è sceso nella Capitale per la prima volta l'emozione è stata fortissima.

Giornata di fuoco oggi per i neoeletti parlamentari scaligeri, che, per la prima volta in questa legislatura, hanno messo piede all'interno delle Camere. Molti di loro sono a Roma da debuttanti assoluti e non hanno nascosto l'emozione di trovarsi finalmente nel centro della democrazia italiana. Come è già emerso dai vari organi d'informazione le votazioni per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato si sono rivelate infruttuose, le prime proposte di alleanze e accordi sono cadute nel vuoto e la giornata si è chiusa con un nulla di fatto tanto a Montecitorio quanto a Palazzo Madama.

SCHEDE BIANCHE - "Per oggi sparo a salve", così Vincenzo D'Arienzo, parlamentare veronese del Pd, ha descritto ironicamente la sua prima giornata alla Camera dei Deputati. "Non riusciamo a trovare un accordo per la presidenza, per cui, come tutti i miei colleghi del Partito Democratico, ho votato scheda bianca. Sparo a salve, insomma. Se ne riparlerà domani". Interrogato poi su come sia stato entrare per la prima volta a Montecitorio, il neoparlamentare non ha trattenuto l'emozione: "Il posto è maestoso, la massima espressione della democrazia nel nostro Paese, un luogo che spinge alla riflessione e allo studio. Qui - continua D'Arienzo con un tono di voce sinceramente entusiasta - è passata gente che ha fatto la storia, tutti noi sentiamo una forte responsabilità, un'eco direttamente dal passato. Dobbiamo esserne all'altezza".

UN'ARIA BELLISSIMA - Anche Diego Zardini, deputato del Pd, è alla sua prima esperienza nella Capitale, e anche lui come il collega di partito ammette di aver provato una forte emozione quando per la prima volta si è seduto sulle panche del Parlamento: "Siamo a Roma già da qualche giorno, siamo venuti prima per sbrigare un po' di burocrazia di rito, ma fino a questa mattina le Camere sono sempre state chiuse. Entrare all'interno è stata un'esperienza stimolante, si respira un'aria bellissima". Le prime difficoltà nell'elezione del presidente non hanno scoraggiato Zardini, che guarda con ottimismo intorno a sé: "Stiamo facendo qualcosa di davvero importante, siamo il Parlamento più giovane e con più donne di sempre, è un'occasione che non possiamo perdere". Alla domanda su alleanze e accordi con le altre forze politiche, l'onorevole debuttante ha risposto con sincerità: "Noi abbiamo teso la mano ai parlamentari del M5S, speravamo in una reciprocità che però non c'è stata, almeno per oggi. Pensiamo però - continua il parlamentare veronese - che le istituzioni siano di tutti e proprio per questo non abbiamo avanzato pretese neppure alla Camera, dove avevamo tutto il diritto di farlo alla luce dei risultati elettorali. Per questo votiamo scheda bianca. Ora la speranza è che il Presidente Napolitano affidi il mandato esplorativo a Bersani. A quel punto noi torneremo a tendere la mano ai giovani grillini, sperando che questa volta vogliano accettare i nostri otto punti per la politica italiana". In ogni caso, sottolinea Zardini, "domani mattina abbiamo una riunione di gruppo, speriamo che la notte porti consiglio". 

REGOLE OTTOCENTESCHE - Meno entusiasta di questa prima giornata di consultazioni è sicuramente Gianni Dal Moro, che dalla sua ha l'esperienza maturata nel corso della precedente legislatura e forse proprio per questo risulta più critico. Lontano dall'essere per questo un dinosauro della politica conservatrice, il membro del Pd ha espresso più volte nel corso della giornata il suo interesse a cambiare le cose: "Se riusciremo a partire - ha dichiarato oggi - dobbiamo cambiare queste regole ottocentesche della Camera. Stare bloccati in aula per un giorno intero per un rito di voto del passato è fastidioso e fuori dal tempo". Per l'onorevole, infatti, le odierne consultazioni sono state una perdita di tempo: "Mentre il mondo viaggia a grande velocità, noi stiamo a sentire una presidenza che per ore ed ore apre e legge le schede di voto". Dal Moro ha ribadito il concetto anche su Twitter, proprio durante l'attesa: "Si potrebbe fare tutto in modo più semplice, moderno, veloce e sicuro. Speriamo che sia l'ultima volta". Quello che interessa al veterano scaligero, d'altronde, sono le "riforme per portare il Paese fuori dalla tempesta", solo poi potrà esserci il tempo per voti e spogli.

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