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«Nella nuova Agsm-Aim, le minoranze non sono rappresentate»

«Come da copione Sboarina ha indicato Casali, Quaglino e Vanzo», ha dichiarato il consigliere Bertucco. «È incredibile e inaccettabile», per il Partito Democratico

«Come da copione Sboarina ha indicato Casali, Quaglino e Vanzo alle massime cariche della nuova società nata dalla fusione tra la veronese Agsm e la vicentina Aim. Nessuna apertura, nemmeno nel collegio sindacale, verso la funzione di garanzia e controllo che le minoranze dovrebbero esercitare nella gestione della cosa pubblica». È il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco ad aprire le danze delle critiche politiche alle nomine in arrivo per guidare la neonata Agsm-Aim, l'azienda creata dalla fusione delle due principali partecipate dai Comuni di Verona e Vicenza.

Nel consiglio di amministrazione di Agsm-Aim siederanno sei membri, tre indicati da Verona e tre da Vicenza. Ed i consiglieri "veronesi" dovrebbero essere Stefano Casali, al quale dovrebbe andare la carica di presidente, Francesca Vanzo e Stefano Quaglino. Casali in quota Verona Domani, Vanzo in quota Lega e Quaglino come manager a cui spetterà il compito di consigliere delegato. «Come da copione la Lega, che a lungo ha battuto i piedi, alla fine si acconcia a ruolo di comprimario mandando giù il boccone amaro del riavvicinamento del sindaco ai fratelli-coltelli di Verona Domani - ha commentato Bertucco - Si prepara dunque un futuro buio per la trasparenza nella principale multiutility pubblica veronese che già adesso non consegna alcun documento alle minoranze e manca quasi tutti gli obiettivi di razionalizzazione fissati dalla stessa amministrazione comunale».

«Il sindaco Sboarina ha stabilito che una società pubblica da un miliardo e trecento milioni di fatturato qual è la nuova Agsm-Aim non ha bisogno di un presidio di controllo da parte delle minoranze?», si chiedono il segretario provinciale del Partito Democratico Maurizio Facincani, quello comunale Luigi Ugoli ed i consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani. «È incredibile e inaccettabile - hanno proseguito gli esponenti locali del PD - Il sindaco aveva la facoltà di mettere a disposizione delle minoranze un posto nel consiglio di amministrazione o nel collegio sindacale, ma ciò non è avvenuto, in contrasto con tutti i proclami di trasparenza. Ci auguriamo che sia possibile trovare una soluzione in tempi brevi».

Deluso il movimento civico Traguardi, il quale aveva proposto la nomina di Federico Testa. Una candidatura che è stata cestinata. «Qualsiasi multiutility avrebbe accolto immediatamente la disponibilità del professor Testa come elemento di garanzia per l'azienda e per il mercato - ha commentato il consigliere comunale di Traguardi Tommaso Ferrari - Invece a Verona contano le tessere dei partiti, o gli equilibri politici di una maggioranza dilaniata. Stefano Casali presidente e Francesca Vanzo consigliera nel cda, sono l'ennesima riprova che la competenza scivola in fondo alle priorità di questa amministrazione, con buona pace dei proclami da campagna elettorale. Altra delusione è il mancato appoggio da parte del Partito Democratico alla nostra candidatura di Testa, anche da quelle parti prevalgono le logiche politiche anziché le strategie industriali».

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