'Ndrangheta a Verona, Fare! difende Tosi mentre il PD attacca il sindaco

Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani a Sboarina: «L'indignazione non basta». Bertucco chiede una commissione d'indagine. E per i sindacati ormai non si può più parlare di infiltrazioni: «La criminalità organizzata ha trovato condizioni favorevoli»

Sede del Comune di Verona (Foto di repertorio)

Si basa sulla semplice lettura dei fatti la difesa che il segretario provinciale di Fare! Emanuele Tosi scrive per il leader del partito Flavio Tosi, indagato per concorso in peculato in un'indagine collegata ad un'altra investigazione, ben più ampia, che ha portato a 26 arresti per una presunta organizzazione legata alla 'Ndrangheta ed attiva in provincia di Verona. «Troppo ghiotta l'opportunità, per molti detrattori, di collegare le due vicende e di gettare fango sull'immagine di una persona che in 20 anni di attività politica e in 10 anni da sindaco ha fatto del rigore nell'utilizzo di soldi pubblici il suo cavallo di battaglia», ha scritto Emanuele Tosi, evidenziando il fatto che Flavio Tosi è solamente indagato per dei fatti che non lo metterebbero in contatto con l'organizzazione malavitosa. Ed il segretario provinciale di Fare! è convinto che l'indagine su Flavio Tosi verrà archiviata.

Flavio Tosi a parte, restano comunque le carte di un'indagine che ha disguastato il sindaco di Verona Federico Sboarina, ma per il Partito Democratico di Verona «l'indignazione non è sufficiente». I consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani scrivono: «Il sindaco deve assumersi la responsabilità politica di ciò che non funziona nella sfera d'influenza della propria amministrazione. Miglioranzi era stato premiato da questa amministrazione con un "posticino" in Esacom dopo aver mantenuto a lungo la presidenza Amia ben oltre le elezioni, mentre Cozzolotto è diventato direttore generale proprio con loro. Queste scelte, mai motivate, ora vanno spiegate. Bastava una semplice ricerca su internet per capire che questo Nicola Toffanin, detto l’avvocato, di fatto un "facilitatore di affari" per conto della famiglia Giardino, non era uno stinco di santo, e che risultava coinvolto in inchieste di 'Ndrangheta fin dal 2009. Bisogna allora fare in modo che qualunque dirigente comunale sia tenuto a fare tali verifiche, ed è compito del sindaco imporle. C'è poi tutta una serie di aspetti grotteschi che emergono dagli atti che riteniamo doveroso approfondire con una apposita interrogazione. Parliamo della vicenda della presunta bonifica degli uffici comunali da eventuali microspie di cui si parla senza peraltro configurare alcuna ipotesi di reato. Ma ci rendiamo conto che, se quanto riportato risulta vero, Toffanin, indicato come il braccio destro del boss, ha sovrinteso alla "bonifica" degli uffici del Comune di Verona? Pretendiamo riscontri immediati».

E dal Partito Democratico di Verona a quello dell'Albania il passo è breve. La portavoce del PD albanese Ina Zhupa ha ipotizzato un ruolo attivo delle società albanesi del gruppo veronese Amia nel riciclaggio di denaro sporco, con accuse pesantissime al premier Edi Rama che a suo tempo chiuse l'accordo con l'allora sindaco di Verona Flavio Tosi. «Tutto da verificare, naturalmente, ma l'allarme apre una gigantesca questione sulla mancanza di volontà politica, anche negli ultimi anni, nel recidere i legami con queste inutili partecipazioni estere, anche a fronte di una netta raccomandazione da parte del ministero competente», commenta il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco, che poi aggiunge: «Nelle intercettazioni sulla cellula veronese ‘ndranghetista si continua a leggere di capannoni da affittare per stiparli di rifiuti, di centinaia di camion da far circolare, di profitti illeciti da distribuire tra malavitosi e amministratori pubblici corrotti e collusi. La commissione di indagine che ho chiesto e per la quale inizio a raccogliere le firme a partire dalle minoranze, serve anche a mettere in atto le contromisure ai tentativi di infiltrazione, nonché ad accertare, entro i limiti del nostro mandato amministrativo, fin dove i mafiosi si sono spinti o hanno provato a spingersi all'interno dell'amministrazione comunale e delle nostre aziende partecipate».

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Ed oltre alla politica, anche la società civile veronese è preoccupata dalla presenza della criminalità organizzata nel territorio scaligero. Per Cgil, Cisl e Uil di Verona non si può più parlare di infiltrazioni. «La criminalità organizzata ha trovato nel nostro territorio le condizioni favorevoli e spesso compiacenti per le loro illecite attività - si legge in un comunicato congiunto - Richiamiamo il Comune e la Provincia a prendere le iniziative legali necessarie a tutelare gli interessi e l'immagine dei veronesi. Inoltre, riteniamo indispensabile, anche in questa occasione, richiamare l'attenzione di tutte le istituzioni, delle forze politiche, delle associazioni datoriali e delle categorie economiche, per unire gli sforzi al fine di sostenere tutte le iniziative atte a svelare i malaffare senza esitazione alcuna, per fare sistema ed affrontare questo fenomeno che con la sua presenza pregiudica ogni attività sia in ambito sociale che economico».

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