Coronavirus nelle case di riposo. «La Regione non si è mossa per tempo»

I dati Istat mostrano un aumento della mortalità nel Veronese a marzo del 30% e molte di queste vittime sono gli anziani ospiti delle residenze sanitarie. M5S, PD e sindacati dei pensionati vanno all'attacco

(Foto di repertorio)

Ieri, 4 maggio, l'Istat ha diffuso un rapporto sull'impatto dell'epidemia di Covid-19 in Italia nel primo trimestre di quest'anno. Nella principale tabella fornita dall'istituto di statistica si legge la variazione in percentuale delle morti avvenute nei primi tre mesi del 2020 rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Prendendo in considerazione insieme i mesi di gennaio e febbraio la percentuale registrata in provincia di Verona è negativa (-0,7%). Significa che in media nei primi due mesi di quest'anno sono morti meno cittadini rispetto agli anni precedenti. Ma se si prende in considerazione solo il mese di marzo, la percentuale è spaventosamente positiva: +30,6%. «E negli over 85 si registra un dato superiore, +42%, mentre la crescita è stata del 24% nella fascia d'età tra i 75 e gli 84 anni», ha aggiunto il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco, che utilizza questi dati per criticare quanto fatto dalla Regione Veneto per arginare, soprattutto nelle case di riposo, l'epidemia di coronavirus, principale causa di questo aumento di decessi. «Pretendiamo di sapere cos'è accaduto - ha chiesto Brusco - Pretendiamo di sentire parlare i responsabili e dal momento che l'emergenza Covid non può dirsi ancora finita pretendiamo di sapere in quali condizioni versino gli anziani tutt'ora ricoverati nelle case di riposo di Verona e provincia».

È alla ricerca di chiarimenti anche la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, la quale ha presentato un'interrogazione in Regione. «La necessità di avere dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario era stata messa nero su bianco dal Governo già il 22 gennaio, con una circolare del Ministero della salute. Circolare che, specialmente per le case di riposo, è stata disattesa anche in Veneto. Perché la Regione non si è mossa per tempo?», chiede Bigon, la quale ha sottoscritto anche la richiesta di creare una commissione d'inchiesta. «Non è accettabile che vengano scaricate tutte le responsabilità sulle strutture costrette a lavorare in assoluta emergenza e ad affrontare problemi di natura più sanitaria che assistenziale senza avere le necessarie attrezzature né il supporto medico specialistico e nemmeno le risorse economiche», ha concluso la consigliera PD. 

Ed anche i sindacati dei pensionati veneti sono tornati all'attacco della Regione Veneto, sempre sul tema dei dispositivi di protezione personale forniti con ritardo alle strutture per anziani del territorio, generando così pericolosi focolai. «Quello che è successo nelle case di riposo venete non deve ripetersi mai più - scrivono Elena Di Gregorio di Spi Cgil, Vanna Giantin di Fnp Cisl e Fabio Osti di Uilp Ui - Se la Regione ci avesse ascoltato non saremmo qui a contare i morti. Senza la riforma delle Ipab e, in particolare, senza una riforma in senso sanitario delle strutture per anziani, rsa e Regione si sono trovati completamente impreparati».

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