Domenica, 14 Luglio 2024
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Marangona, il consiglio comunale approva ma Cugini vota contro

Era atteso il voto contrario della consigliera di maggioranza, mentre i suoi colleghi votano tutti a favore. Resta ora solo da decidere il destino di Bertucco in giunta

Percorso amministrativo completato secondo copione. Mentre del percorso politico il finale è ancora da scrivere. Nonostante le proteste delle associazioni ambientaliste e i voti contrari in Michele Bertucco (in giunta) e Jessica Cugini (in commissione e in consiglio), il consiglio comunale di Verona ha ratificato l'accordo di programma tra Comune, Consorzio Zai e Provincia per lo sviluppo della Marangona. Un accordo che contiene una serie di linee guida e di indicazioni impegnative rivolte alla giunta e alle direzioni comunali competenti principalmente indirizzate alla redazione di un masterplan coerente con la vocazione all'innovazione e alla ricerca tecnologica dell'area e in linea con la necessaria transizione ecologica.

Ieri, 3 luglio, è stata quindi data attuazione al progetto di sviluppo della vasta area in parte di proprietà del Consorzio Zai, un triangolo di circa 1,5 milioni di metri quadrati a sudest del Comune e compreso tra l'autostrada Milano-Venezia (A4), la ferrovia Bologna-Verona e la ferrovia Verona-Mantova. La proposta di deliberazione è stata votata dall’aula in due stralci. Il primo è stato approvato con 28 voti favorevoli e uno contrario, quello della consigliera Cugini. Il secondo è passato con 22 voti favorevoli.

«Questa amministrazione non intende rinviare, intende agire il cambiamento di Verona, con impegno, cura e responsabilità - ha dichiarato in aula la vicesindaca con delega alla pianificazione urbanistica Barbara Bissoli - Un cambiamento che in questo caso è atteso dal 2006 e che oggi non si configura come un'opzione, ma come una necessità, per governare uno sviluppo di Verona coerente con la necessaria transizione ecologica e con il suo ineludibile ruolo di crocevia intermodale transeuropeo, la cui completa attivazione, se non governata, potrebbe diventare un pericoloso boomerang per Verona per l'enorme pressione urbana che ciò senz'altro creerà e sta già creando, invece che una grande occasione di crescita civile, sociale ed economica. Sarebbe irresponsabile da parte nostra rinviare la pianificazione dell'area della Marangona, anche considerato che la forte spinta all'insediamento di attività produttive di ultima generazione, catalizzata e favorita dal Quadrante Europa e dall'incrocio a Verona dei corridoi intermodali transeuropei, sta già mettendo sotto forte pressione i quartieri residenziali più prossimi alle zone produttive storiche, con nuovi insediamenti e riconversioni edilizie su tessuti produttivi figli di un piano regolatore del 1975. Abbiamo ritenuto di non procrastinare la sottoscrizione e la proposta di ratifica di questo accordo di programma, per questi motivi: la direzione urbanistica comunale, sulla superficie totale di circa 1.500.000 di metri quadrati ha curato una pianificazione che prevede circa 200mila metri quadrati di aree verdi, con la pista ciclabile dei Forti Azzano e Gisella, oltre a circa 250mila metri quadrati di superficie permeabile; la prevista destinazione urbanistica produttiva vocata all'innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica; e la previsione di un masterplan condiviso».

Nel suo intervento, inoltre, la vicesindaca Bissoli ha sottolineato il contributo che questa amministrazione ha dato per modificare l'accordo rispetto a quanto previsto in passato. Contributo che è stato evidenziato anche dalla maggioranza che ha espresso parere positivo. «Questo accordo è diverso da quello dell'amministrazione Sboarina e aggiunge qualcosa in più di significativo, pregnante rispetto alla semplice ratifica - ha dichiarato Michele Bresaola del Partito Democratico - Il masterplan deve essere considerato il punto di partenza per lo sviluppo della Marangona. In esso sono contenuti, non soltanto le funzioni dei nuovi insediamenti e l’organizzazione degli spazi verdi, ma anche le infrastrutture della mobilità per fare in modo di potenziare le reti del ferro, il trasporto pubblico, la connessione stradale alle strade di grande comunicazione e la mobilità ciclistica. La Marangona rappresenta un’area di trasformazione, destinata a diventare distretto per un lavoro di qualità per le imprese veronesi ed extra, in interrelazione con l'università di Verona. E l’organizzazione degli spazi aperti oltre al progetto architettonico degli edifici dovranno essere rispettosi di un intelligente uso del suolo, dei più elevati e moderni standard di risparmio energetico, autoproduzione di energia e calore, di resilienza, biodiversità e resistenza delle aree verdi e boscate e delle elevate attenzioni circa la gestione dei rischi climatici derivanti da nubifragi e ondate di caldo. La Marangona, all’interno dell’ambito del Quadrante Europa, deve costituire un modello solido e resiliente in grado di produrre reddito, benessere diffuso, progresso e un riflesso economico positivo nei confronti di Verona e provincia». E per il gruppo Traguardi, i consiglieri comunali Beatrice Verzè, Pietro Trincanato e Giacomo Cona hanno aggiunto: «Partiamo da un territorio di cui da decenni si conosce la destinazione urbanistica ma non si conosce il futuro e tracciamo una strada che porta verso una forma di sviluppo sostenibile, di innovazione e ricerca, di apertura a possibilità che la città non ha mai avuto, pur meritandole. Ricerca e innovazione sono elementi su cui dobbiamo puntare davvero perché Verona diventi sempre più città europea, una città che sappia elaborare soluzioni per le sfide più complesse e difficili che ci aspettano nei prossimi anni, prima tra tutte la sfida della transizione ecologica, del contrasto ai cambiamenti climatici ed alle disuguaglianze sociali sempre più accentuate». Sergio Tonni, consigliere comunale della lista Damiano Tommasi Sindaco, ha invece ripreso le parole del presidente del Consorzio Zai Matteo Gasparato nel descrivere i progetti che saranno realizzati alla Marangona. «Il primo, denominato Le Dune, è dedicato all'innovazione logistica e digitale e prevede la realizzazione di un grande parco. Il secondo progetto, invece, mira a creare una struttura dedicata alla musica utilizzabile 365 giorni l'anno che avrebbe quindi un ruolo complementare rispetto all'anfiteatro romano fruibile solo nella bella stagione». Ma l'intervento più atteso in maggioranza è stato quello di Jessica Cugini, consigliera di In Comune per Verona e contraria al provvedimento. «Esprimiamo la preoccupazione che con questa delibera si va a ratificare l’accordo di programma del 2020 e la relativa scheda norma - ha dichiarato - Il buon lavoro fatto, con l’aggiunta nel testo delle linee di indirizzo espresse dal confronto con i consiglieri comunali, non cambia purtroppo le destinazioni d’uso di un piano superato dal tempo né le percentuali di verde nell’area, che restano non rispondenti alla necessità di una zona della città oggi a forte credito di verde, né cambia le altezze degli edifici previsti. In un momento in cui si sta riscrivendo il PAT si poteva riconsiderare questi 150 ettari alla luce di uno sguardo più ampio e partecipato». E anche se alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle si erano detti contrari, alla fine la linea dei pentastellati è stata quella dettata dal consigliere Giuseppe Rea, che ha votato a favore. «Il masterplan rappresenta l’anima e l’elemento fondamentale e di discontinuità rispetto a quanto proposto e deciso dalle amministrazioni precedenti, che non hanno mai previsto nell’accordo di programma sulla Marangona l’inserimento di tale strumento di condivisone e concertazione - ha detto Rea - Veglieremo affinché vengano rispettate tutte le nostre osservazioni e richieste per garantire la tutela dell’ambiente».

Voti favorevoli anche dall'opposizione, ma solo perché i consiglieri non ritengono che il provvedimento sia in discontinuità con quanto deciso dalle precedenti amministrazioni. Paolo Rossi, consigliere comunale Verona Domani parla di «risultato storico per Verona e provincia. Questa approvazione certifica il buon lavoro condotto negli anni dal centrodestra e testimonia come fosse pura retorica politica parlare di cementificazione. Questa è la prima di tante votazioni importanti sul tema urbanistica che sveleranno il vero volto del centrosinistra e per capire se sono a favore dello sviluppo oppure dell'immobilismo». Per Patrizia Bisinella: «L'accordo è frutto della strategia delle amministrazioni di centrodestra e non certo della progettualità di Tommasi. Per miopia politica negli scorsi anni è stato stralciato il progetto Ikea, che avrebbe portato un migliaio di posti di lavoro e una riqualificazione adeguata dell’area. A questa delibera manca l’onestà intellettuale di ammettere che si sta portando a ratifica lo stesso progetto realizzato dal centrodestra. Per silenziare la contrarietà politica di Bertucco si finge di voler inserire aree verdi. Intenzione vaga e solo futura che non cambia minimamente il contenuto del progetto e dovrà passare da un ulteriore accordo tra le parti in causa». Mentre il consigliere di Forza Italia Salvatore Papadia ha attaccato la maggioranza: «Invece di arrivare all’approvazione di una delibera sostenuta da tutti per il bene della città, ci troviamo ad affrontare una situazione assurda, dove la giunta stessa è arrivata a chiedere le dimissioni di un assessore che si è espresso contrario al documento. Ci sono stati dei tentativi per tenere buona la parte di maggioranza contraria, ma senza un effettivo risultato». Un passaggio «surreale» anche per l'ex sindaco Federico Sboarina: «Non si è mai visto manifestare sostenitori della maggioranza contro una decisione di maggioranza. Una situazione che si rispecchia anche nel percorso amministrativo che è stato portato avanti. Perché quello che viene votato oggi è rappresentativo delle scelte fatte prima della venuta di questa amministrazione. Sono stati aggiunti dei punti che non hanno nessun valore, una scelta fatta solo per convincere una parte della maggioranza che non vuole appoggiare il documento. Forse era il caso per il bene della comunità premere l’acceleratore sullo scalo merci, che invece avete completamente affossato. Ma dove volete andare. Sono accettabili delle differenze ma non è possibile che in questa maggioranza ci siano mille posizioni diverse». Ed il leghista Nicolò Zavarise ha concluso: «Trasparenza, comunicazione e confronto con i cittadini. Tanto era stato annunciato in campagna elettorale dal sindaco Tommasi, tanto è stato disatteso da questa sinistra che governa Verona. Come in questo caso, in cui viene sbandierato un accordo di programma per lo sviluppo della Marangona condito di aree verdi e boschi urbani, ma che altro non è che un piano di sviluppo logistico e industriale. Ma per risolvere i problemi tutti interni alla maggioranza, la soluzione della giunta è stabilire delle linee guida che non tengono conto delle politiche aziendali, dei circa 40 milioni spesi dal Consorzio Zai per l’acquisizione delle aree e del fatto che il Quadrante Europa è sul podio degli interporti europei».

Infine, la vicesindaca Barbara Bissoli ha replicato così: «Desidero fare chiarezza in merito alla verità dei fatti che hanno permesso all'amministrazione di prendere in esame l’accordo di programma già in itinere. In questo accordo di programma c’è cuore e testa di un gruppo di funzionari che si sono battuti anche nei confronti del Consorzio Zai per portare avanti e realizzare una pianificazione davvero rispettosa e davvero nell’interesse pubblico. Un disegno di città pubblica che nella visione dell'amministrazione Tosi non c’era, ed è stata una fortuna che quell’accordo di programma è decaduto, perché prevedeva una pianificazione produttiva di tipo logistico senza alcun disegno di città verde. Solo una grande macchia blu deputata ad una infrastrutturazione e una edificazione di tipo genericamente produttivo».

Ora, però, che il voto del consiglio comunale è passato resta da sciogliere il nodo politico. Il sindaco Damiano Tommasi dovrà infatti decidere se escludere o tenere in giunta l'assessore Bertucco dopo il suo voto contrario sulla Marangona.

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