«Luca Zaia si prende i meriti del professor Crisanti e poi lo zittisce»

Le polemiche sul "Modello Veneto" nella lotta al coronavirus entrano nella campagna elettorale per le prossime regionali. Movimento 5 Stelle e +Europa attaccano il presidente

Crisanti e Zaia

Non sono argomenti che il presidente della Regione Veneto Luca Zaia affronta direttamente, ma dando la possibilità (come è giusto che sia) ai giornalisti di fare il loro lavoro, e quindi di fare le domande, sono argomenti che vengono approfonditi anche durante le quotidiane conferenze stampa che Zaia organizza sull'emergenza coronavirus. Ogni giorno, dalle 12.30 in poi, il presidente regionale espone ai mass media ed ai cittadini i principali numeri sull'epidemia e a volte aggiunge qualche novità. In questo appuntamento, viene sempre concesso ai giornalisti di chiedere chiarimenti a Zaia o ai suoi assessori ed ecco che vengono tirate fuori anche altre tematiche. Tra queste ci sono, ad esempio, le elezioni regionali, che Zaia vorrebbe tenere in estate o comunque il prima possibile, per evitare che un'ipotetica seconda ondata di contagi possa far slittare un appuntamento elettorale fissato nei mesi autunnali o invernali.

In questi ultimi giorni, però, molte domande dei giornalisti a Zaia hanno al centro la polemica con il professor Andrea Crisanti, il capo della microbiologia dell'università di Padova e lo scienziato che sta portando avanti insieme al suo team ulteriori studi sulla popolazione di Vo' Euganeo, il primo paese Veneto in cui è stata accertata la presenza del coronavirus. Crisanti aveva ridimensionato i meriti riconosciuti da Zaia alla responsabile della prevenzione della Regione Veneto Francesca Russo e si era lamentato dell'enorme burocrazia che avrebbe rallentato l'analisi dei tamponi fatti in Veneto.
Zaia non è entrato nel merito della polemica, ma ha messo in guardia Crisanti e gli altri da quelle che ha definito «invasioni di campo», come se volesse dire a tutti di occuparsi del proprio lavoro e quindi di non intervenire sul lavoro altrui.

Insomma, non c'è più quella sintonia tra il professor Crisanti e il presidente Zaia. E questa polemica, di fatto, è entrata anche nella campagna elettorale. Enrico Cappelleti, candidato del Movimento 5 Stelle per la presidenza della Regione Veneto, si è schierato con Crisanti e scrive: «Crisanti ha il grande merito di aver svegliato cinque milioni di concittadini, riportandoli alla drammatica realtà: durante i 20 anni di Zaia in regione sono stati cancellati il 25% dei posti letto negli ospedali pubblici, eliminati centri di analisi sul territorio ed è avanzata inarrestabile la corsa alla privatizzazione della sanità. In questo contesto, il lavoro che è stato fatto da tutti gli operatori sanitari è ancora più encomiabile. Se nell'emergenza Covid è esistito un "Modello Veneto" è dovuto in larga misura proprio alle intuizioni del professor Crisanti che spesso sono andate contro la linea indicata dalla Regione. Ricordo che in materia di tamponi la Regione ha esordito andando in direzione opposta arrivando perfino a diffidare il professore dal fare i tamponi agli asintomatici. Per non considerare poi, la richiesta di Zaia fatta al governo di cancellare le zone rosse, una autentica follia che se fosse stata accolta avrebbe avuto conseguenze drammatiche per la nostra regione. Zaia rivendica per sé e per sue figure di fiducia meriti che non ha, dice di Crisanti che "è un fuoriclasse", ma gli intima di stare al suo posto. A Zaia va bene tutto e il contrario di tutto, per farsi propaganda, approfittando del fatto che monopolizza da mesi la presenza sugli organi di informazione».

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La monopolizzazione denunciata da Cappelletti avverrebbe soprattutto con le conferenze stampa che Zaia organizza ogni giorno sull'emergenza coronavirus. Conferenze a cui i portavoce di +Europa Veneto Corrado Cortese ed Annalisa Nalin chiedono di porre fine. «Dopo avere usato il Crisanti e il suo impegno fondamentale nella lotta alla pandemia, facendone per mesi una bandiera, Zaia ora l'ha relegato in un angolo - scrivono i due portavoce - Uno spettacolo inaccettabile che viene da lontano: da quando a febbraio lo staff di Crisanti, chiese di bloccare il contagio sul nascere, facendo tamponi a chiunque fosse rientrato di recente dalla Cina, ottenendo in risposta un vera e propria diffida. Zaia, invece di fare un passo indietro, ha pensato bene di intimare a Crisanti il silenzio. Ora l'unico silenzio che chiediamo, è proprio quello del presidente, che non si può permettere di usare la comunicazione istituzionale, come sua personale propaganda».

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