Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica Valverde / Via Luigia Poloni

Nel Veronese 208mila prestazioni sanitarie da recupere. «Inevitabile rivolgersi al privato»

Anna Maria Bigon, consigliera regionale PD: «La sanità pubblica non è in grado far fronte alle richieste di cura dei cittadini e chi non può permettersi il privato ha una sola alternativa: smettere di curarsi»

«Oltre 208mila prestazioni saltate a causa della pandemia, il 64% del totale Veneto. La situazione nell'Ulss 9 è gravissima ed è difficile pensare che possano essere recuperate tutte entro l'anno. Con liste di attesa del genere è inevitabile rivolgersi al privato, non solo per la visite ma anche per gli interventi chirurgici. E chi non può permetterselo, ha una sola alternativa: smettere di curarsi». La denuncia è di Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico commentando i numeri contenuti nel Piano operativo per il recupero delle liste di attesa. Un piano con cui la Regione si è posta l'obiettivo di fornire entro la fine di quest'anno tutte le prestazioni sanitare rimaste in sospeso a causa dell'emergenza Covid-19.

prestazioni sanitarie da recuperare veneto tabella 1-2

prestazioni sanitarie da recuperare veneto tabella 2-2

Per diversi mesi, alcune attività degli ospedali sono state sospese per occupare tutto il personale necessario alla cura dei contagiati dal coronavirus. Visite di controllo, prime visite ed anche interventi chirurgici sono stati rimandati. Ed ora che l'emergenza è più gestibile, gli ospedali si ritrovano con una lunga lista di arretrati. «È un problema presente in tutto il Veneto, ma nel Veronese appare molto più pesante - ha aggiunto Bigon - Continuo a ricevere troppe segnalazioni di persone che non riescono ad accedere al Cup. La sanità pubblica non è in grado far fronte alle richieste di cura dei cittadini. Nell'Ulss 9 la situazione è particolarmente critica anche perché, per esempio, ben il 50% dei posti letto è in mano ai privati. La salute non può essere un business e occorre intervenire tempestivamente a ogni livello per reclutare nuovo personale. La giustificazione dei pochi partecipanti ai concorsi non può essere un alibi. Bisogna attivarsi su più fronti: da quello universitario a quello economico, reagire e programmare anziché subire la situazione, affidandosi esclusivamente alle convenzioni. Anche perché proseguendo su questa strada, nei prossimi anni le discriminazioni tra cittadini saranno sempre più evidenti».

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