Regioni contro il Dpcm, la lettera: «Chiusura ristoranti alle 23, cinema e palestre aperti»

I dubbi e le richieste all'esecutivo da parte dei presidenti di Regione affidati ad una lettera: chiesta didattica a distanza al 100% nelle superiori, mentre sulle chiusure: «Si valutino dati epidemiologici». Zaia annulla il punto stampa per «sopraggiunti impegni istituzionali»

Il governatore del Veneto Luca Zaia - foto Facebook

La bozza del nuovo Dpcm diramata ieri, sabato 24 ottobre, da parte del governo ha già suscitato un mare di osservazioni da più fronti. Gli stessi governatori delle Regioni italiane hanno inviato una lettera ufficiale all'esecutivo chiedendo importanti modifiche. Tra i punti di maggiore attrito vi è naturalmente l'ipotesi di una chiusura al pubblico, inteso come clienti che si siedono nei locali, alle ore 18 per tutti i bar, ristoranti e simili. Ma le Regioni nella loro missiva indirizzata al governo chiedono anche di rivalutare l'opportunità di un'eventuale chiusura di cinema, teatri, palestre e piscine, tenendo in considerazione i «dati epidemiologici», lasciando dunque intendere che questi ultimi non la giustificherebbero.

La bozza del nuovo Dpcm: le regole in campo per il nuovo "lockdown" cui manca solo il nome

La prima delle «osservazioni al Dpcm del 24 ottobre 2020» che si legge nella lettera firmata dai governatori delle regioni italiane si concentra però sulla scuola e le università: «Si richiede l’estensione della didattica a distanza fino al 100% per le scuole secondarie superiori e per le università».

Un altro punto toccato nella lettera riguarda invece questioni di carattere "organizzativo" relativamente al contact tracing: «Al fine di rendere sostenibile il lavoro delle ASL/Regioni in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing si dovrebbe destinare i tamponi (molecolari o antigenici) solo ai sintomatici e ai contatti stretti (familiari e conviventi) su valutazione dei Dipartimenti di prevenzione e si dovrebbe riservare la telefonata giornaliera per i soggetti in isolamento o quarantena a specifici casi su valutazione dell’operatore di sanità pubblica».

La lettera al governo da parte dei presidenti di Regione sulla bozza del Dpcm

Altra questione sollevata, come già anticipato, quella relativa all'orario di chiusura di bar e ristoranti per i quali si chiede anche venga eliminata la serrata domenicale: «Prevedere l’orario di chiusura per i ristoranti alle ore 23, con il solo servizio al tavolo; per i bar prevedere la chiusura alle ore 20 ad eccezione degli esercizi che possono garantire il servizio al tavolo. Eliminare l’obbligo di chiusura domenicale». Le Regioni chiedono poi di eliminare la misura che chiuderebbe gli «impianti nei comprensori sciistici», ma di prevedere invece «nel fine settimana la chiusura dei centri commerciali, con eccezione di alimentari e farmacie».

Sempre nella loro lettera inviata all'esecutivo, i presidenti delle Regioni italiane sottopongono all'attenzione del governo la necessità, tra le altre cose, anche di «valutare le chiusure relative a palestre, piscine, centri sportivi, cinema, teatri etc., anche valutando i dati epidemiologici di riferimento», nonché di «prevedere nel Dpcm un impegno da parte del governo a ristorare le attività che hanno subìto limitazioni e/o chiusure». Che siano ore di concitate trattative tra Regioni e governo centrale, è senza ombra di dubbio confermato dal fatto che il presidente del Veneto Luca Zaia abbia annunciato in una nota di pochi minuti fa che la consueta conferenza stampa prevista alle ore 12.30 di oggi, domenica 25 ottobre, è stata cancellata: «Si comunica che, per sopravvenuti impegni istituzionali, il punto stampa di oggi del Presidente Luca Zaia sulla situazione del Covid-19 in Veneto è stato annullato», così recita la nota ufficiale.

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