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Foto dal profilo Facebook del Consigliere comunale Giorgio Pasetto

Foto dal profilo Facebook del Consigliere comunale Giorgio Pasetto

Pasetto in Consiglio: "Legalizzare la Cannabis". Insorge il Popolo della Famiglia

"Il proibizionismo ha fallito, legalizziamo la Cannabis", è l'urlo di battaglia scelto dal Consigliere Giorgio Pasetto che prosegue nella sua campagna di raccolta firme in Comune

Nella giornata di giovedì 22 settembre in Comune il consigliere della LIsta Tosi Giorgio Pasetto ha riproposto all'attenzione pubblica un tema che lo vede da diversi anni in prima linea. Si tratta della campagna per la legalizzazione della Cannabis a scopo terapeutico. Una questione che il consigliere tosiano difende da tempo con argomentazioni da molti ritenute legittime, basti pensare a quanto sta avvenendo nell'ultimo periodo in alcuni stati del Nord America, riferendosi a comprovati studi medici e ricerche scientifiche sul tema.

raccolta firme

Ciò nonostante, sono numerosi i suoi avversari politici che ne contestano l'operato e lo spirito stesso dell'iniziativa. Su tutti spiccano gli appartenenti al movimento politico "Il Popolo della Famiglia", i quali nelle ore successive al Consiglio Comunale di giovedì scorso hanno diramato la seguente nota ufficiale dai toni decisamente critici:

Triste spettacolo giovedì in consiglio comunale: luogo di governo della città, utilizzato da un rappresentante eletto, il consigliere Pasetto, per sbandierare (letteralmente) i suoi desideri di legalizzazione delle droghe. È triste sul piano politico perché chi riveste un ruolo istituzionale, in uno dei siti più importanti e simbolici della città, luogo del dibattito e delle decisioni per tutti i veronesi, non può permettersi di usare questa veste pubblica per indirizzare alla popolazione messaggi altamente diseducativi e istiganti l'uso delle droghe. Ciò che si è cercato di veicolare è estremamente pericoloso per la popolazione, soprattutto per i giovani e, si badi, estremamente stimolante per i traffici illeciti che ne stanno a monte e che dalla liberalizzazione trarrebbero enormi benefici economici. L'apologia del fascismo è giustamente reato, quella dell'uso di stupefacenti non è da meno.

Ed è triste sul piano della conoscenza e della competenza, elementi che dovrebbero, almeno minimamente, contraddistinguere chi ricopre quelli scranni. Per ora dobbiamo accontentarci. Non esiste infatti una sola ragione, logica e provata, che possa sostenere che la legalizzazione delle droghe possa portare a qualche beneficio. Nessun vantaggio nella lotta alla criminalità (ieri lo diceva il giudice Paolo Borsellino, oggi lo ribadisce Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro); impossibile da sostenere la tesi che la legalizzazione della cannabis non ne aumenterebbe il consumo. Ma soprattutto si deve smentire il concetto che l’uso degli stupefacenti non procuri danni alle persone.

Infatti è dimostrato che il consumo di cannabis (lo ricordiamo, è una droga) – oltre a tradursi, per alcuni, nel rischio di passare ad altre droghe – risulta correlato al rischio di psicosi, di crisi depressive, problemi al cuore, danni cerebrali nonché al pericolo di incidenti automobilistici e lavorativi, con danni sociali, come ricordato nelle stesse relazioni ufficiali del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che evidenzia come “queste sostanze, se legittimate, verrebbero considerate elementi socialmente accettati, in quanto riconosciuti dallo Stato come utilizzabili senza particolari problemi e il comportamento di assunzione verrebbe considerato, soprattutto dai più giovani, “normale” e (ancor più preoccupante) “normalizzante”, legittimato e tutt’altro che a rischio per la propria salute.”

Inoltre è evidente come le organizzazioni criminali non vengano penalizzate dalla legalizzazione, andando semplicemente a modificare la loro tipologia di offerta di sostanze stupefacenti. Ma ancor di più, non possiamo pensare che problemi personali e sociali che spesso sono sintomo di disagio e di mancanza di prospettiva e di visione del futuro, in particolare nei giovani, possano trovare soluzione nell’offerta di una scorciatoia di Stato che, invece che aiutare e proteggere, isola le persone nelle proprie difficoltà producendo malessere sociale. Dobbiamo invece lavorare e impegnarci, e questa è la sfida che cogliamo come Popolo della Famiglia, per costruire una società in grado di offrire uno spazio di vita e di partecipazione dignitoso per tutti e un senso vero al futuro dei giovani, in piena attuazione dell’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”.

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