Frenata della Lega sull'aggregazione tra Agsm, Aim e A2A

Prime reazioni dalle opposizioni. Bertucco: «Ormai è chiaro che Lega, Verona Domani e Sboarina non hanno più niente a che spartire». Croce: «Il sindaco dovrebbe dimettersi»

(Foto di repertorio)

Si fa sempre meno solido il consenso attorno al piano industriale preliminare che prevede l'unione tra la più importante azienda partecipata di Verona, Agsm, la più importante azienda partecipata di Vicenza, Aim, ed un'azienda creata ad hoc e controllata da A2A. Il progetto vorrebbe creare una grande multiutility per il Veneto Occidentale e non solo. I rappresentanti delle due aziende lo sostengono ed anche i sindaci dei due copoluoghi veneti vogliono portarlo avanti, ma nella maggioranza del primo cittadino scaligero Federico Sboarina qualcuno ha tirato il freno a mano. 

Ieri, 2 giugno, durante la manifestazione contro il Governo Conte organizzata anche a Verona dalla Lega, il rappresentante veronese del Carroccio Nicolò Zavarise, il quale è anche assessore nella giunta di Sboarina, ha dichiaratamente espresso la contrarietà della Lega all'aggregazione tra Agsm, Aim e A2A. L'operazione, infatti, deve essere approvata dai consigli di amministrazione delle aziende, e nel cda di Agsm il consigliere leghista e quello di Verona Domani potrebbero votare contro e bloccare tutto. Una sfiducia che però si limiterebbe al solo piano di Agsm e che non dovrebbe toccare il sindaco Sboarina.

Ovvio però che questa plateale presa di posizione avrà delle ripercussioni e le prime reazioni provengono dalle minoranze che avevano già criticato il modo in cui era stata gestita l'unione tra Agsm e Aim e che ora vedono nella Lega un alleato inaspettato. Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune vuole vedere se la decisione del Carroccio locale sarà definitiva «o se verrà svenduta per qualche prebenda, ma ormai è chiaro che Lega, Verona Domani e Sboarina non hanno più niente a che spartire e che il confronto in maggioranza è ridotto ad uno scornarsi tra gruppi di potere sulla base del rispettivo peso elettorale, presunto o reale. Ed ora che ha fatto il pieno di transfughi, perfino Fratelli d'Italia ha cominciato ad alzare la voce. Di questa situazione il principale responsabile è il sindaco che aveva domandato ai veronesi i voti per un "cambiamento" rispetto ai metodi tosiani finendo però col portare la città nello stesso vicolo cieco: scelte strategiche non condivise, mancanza di trasparenza e condivisione, nomine fatte con il manuale Cencelli in ogni settore, mancato ascolto delle esigenze e dei contributi dei cittadini».
Il presidente del movimento civico Prima Verona Michele Croce è confortato dalla mossa leghista ed è tornato a chiedere al sindaco lo stop all'operazione con A2A, aggiungendo però anche una richiesta più importante: «Un sindaco senza la condivisione del maggiore partito della sua maggioranza sui temi più importanti del suo mandato dovrebbe dimettersi, ma dubito che Sboarina lo farà. Per questo mi rivolgo ai partiti e movimenti che ancora formalmente lo sostengono: per il bene dei veronesi e di Verona staccate la spina a questa amministrazione che sarà ricordata per l'immobilismo e l'incredibile tentativo di svendere Agsm a Milano. Sicuramente la maggior parte dei veronesi non la rimpiangerà».
Simile il commento del capogruppo del Partito Democratico nel consiglio comunale di Verona Federico Benini: «La maggioranza guidata da Sboarina non riesce a dare una direzione di sviluppo alle aziende veronesi e più in generale non riesce a dare un programma di governo alla città. La frattura tra Lega e Verona Domani da una parte e il sindaco dall'altra parte è ben più profonda e va al di là della sola questione di Agsm. Se fossimo nei panni di Sboarina, con metà della giunta e buona parte della maggioranza consiliare contro su tutte le decisioni strategiche più importanti; con la plateale bocciatura dell'unica operazione di una certa rilevanza partorita in tre anni dalla sua amministrazione, penseremmo seriamente alle dimissioni. Con quali presupposti politici e amministrativi il sindaco pensa di riuscire a portare a termine il suo mandato?».
Più scettico sulle esternazioni di Zavarise, il consigliere di Traguardi Tommaso Ferrari, il quale legge le parole del commissario provinciale della Lega di Verona come la conferma di «una regola non scritta: le aziende partecipate sono solo terreno di scontro politico, mentre di prospettive industriali non si parla mai». E Ferrari chiosa: «I partiti della maggioranza continuino pure a farsi la guerra, ma non lo facciano sulle spalle di un'azienda strategica per la città, che dev'essere potenziata e resa più forte e competitiva grazie alle alleanze giuste. La sola cosa da non fare, invece, è lasciarla ferma come qualcuno vorrebbe, perché senza partner, senza alternative e senza un piano industriale Agsm muore. E se dovesse succedere, i responsabili li conosciamo già».


 

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