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La pagina ufficiale della Lega Nord di Legnago

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La Lega di Legnago: "Immigrati risorsa? Kyenge: va in Congo, ebete!"

Sulla pagina Facebook della sezione di Legnago è comparso un articolo nel quale il ministro dell'Integrazione definisce gli immigrati una risorsa. Il segretario Pavan: "Quali offese? In dialetto è aggettivo affettuoso"

Prima si era fatto sentire l'ex assessore comunale Vittorio Di Dio che aveva accusato il ministro Cecile Kyenge di "tradire la Costituzione", poi il caso degli inviti allo stupro di Dolores Valandro, la leghista padovana, poi espulsa dal Carroccio. Ora una nuova bufera ha investito alcuni politici veronesi. Sulla pagina ufficiale Facebook della sezione della Lega Nord di Legnago è comparsa la riproduzione di un articolo nel quale il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge definisce gli immigrati una risorsa, accompagnata dal commento: "Se sono una risorsa...va a fare il ministro in Congo! Ebete". Lo riferisce il "Corriere del Veneto".

Il segretario della locale sezione del Carroccio, Marco Pavan, ha spiegato che "in dialetto veneto 'ebete' è un aggettivo che diventa persino affettuoso e vuol dire ingenuo". Pavan poi ha precisato che il post contro Cecile Kyenge "voleva evidenziare tre dimenticanze del ministro: gli immigrati possono essere regolari o clandestini, che i regolari, se integrati, possono essere una risorsa mentre i clandestini non pagano tasse, che la necessità di avere un lavoro oggi è per prima dei nostri giovani e di quei padri che non riescono a mantenere i figli".

LA REAZIONE DI ZAIA - "Attacchi come questo devono essere condannati senza se e senza ma. Questi continui casi, oltre a dare uno spaccato che non rappresenta il pensiero della Lega, non ci permettono di parlare dei problemi reali e di avere un confronto con il ministro Kyenge, di cui non condividiamo l'azione politica": lo ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia. "Chi pensa di fermare l'azione del ministro - ha rilevato Zaia - offendendola sbaglia. Serve, e vogliamo, un confronto rigoroso, in cui sia possibile dissentire, ma civile ed educato".

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