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Insulti in Circoscrizione,la Lega ci ricasca

Insulti in Circoscrizione,la Lega ci ricasca

Insulti in Circoscrizione,la Lega ci ricasca

Marini rincara la dose. Il presidente Spada: "Si prenda le sue responsabilit"

Benzina sul fuoco. Ettolitri di benzina. E la miccia accesa durante il consiglio di sesta circoscrizione di due settimane fa non si è spenta. Anzi minaccia di far esplodere l’ennesima bagarre istituzionale. Con il Pd da una parte che chiede la testa del vicepresidente leghista della circoscrizione Loris Marini e gli esponenti della maggioranza a cercare riparo con gli estintori. Ieri sera la discussione si è stretta ancor di più sulla vicenda degli insulti razzisti di Marini piovuti sul consigliere Pd, Yared Ghebremariam Tesfau.

E se durante la seduta del primo marzo la polemica è stata innestata da un “vergognati extracomunitario”, ora il padano Marini ha estratto dal cilindro le sue scuse e ha dichiarato che “se non fosse stato extracomunitario non si sarebbe offeso”. Registrato e messo a verbale su richiesta dello stesso consigliere di centrosinistra. E in consiglio sono piovuti tuoni e fulmini. “Un'altra volta ho avuto prova che la Lega non è disposta a nessun tipo di dialogo, nemmeno per gravità di questa portata” annuncia Tesfau “Il primo punto all’ordine del giorno prevedeva la richiesta della mozione di sfiducia che portasse sul tavolo del presidente Spada le dimissioni di Marini. Ma ancora una volta le aspettative sono state disattese e la lega è passata al contrattacco portando altre offese a suffragare l’ipotesi, venata di ipocrisia e meschinità, secondo la quale tutte le parole sono state il risultato di una fase concitata della discussione”. “Extracomunitario non è un offesa” sembra essere la posizione ufficiale del partito padano, ma Tesfau ammette che “E’ vero fino a quando non lo si usa in un contesto negativo. Anche ‘negro’ non è una parolaccia ma se utilizzato in diverse accezioni lo diventa eccome. Soprattutto in relazione al colore della pelle”. Nulla fa presagire, ora più che mai, un calo dei toni anche se nessun provvedimento è stato finora attuato per arginare le polemiche.

Il Pd non annuncia provvedimenti giudiziari nei confronti di Marini, ma la battaglia per richiederne “la testa” sembra essere sempre più acerrima. E nemmeno dal presidente della sesta circoscrizione Mauro Spada arrivano giustificazioni sull’ennesima dichiarazione scottante del leghista. Già dopo la querelle scorsa si era preoccupato di avvicendare le parti nel suo ufficio, e dal quale è giunta la stretta di mano pacificatrice. Ma ora “ognuno deve prendersi le sue responsabilità. Non ne scuso il comportamento, i toni e le parole” annuncia deciso Spada. Che continua: “Non credo che il Consiglio sia il luogo più adatto per polemiche di questo tipo. E io non sono il ‘carabiniere’ che continuamente deve riprendere gli indisciplinati. Io ho votato contro alla mozione di sfiducia. Credo sia necessario placare gli animi e le polemiche. E poi le scuse, così come le dimissioni, devono provenire dallo stesso Marin. Sta a lui fare un passo indietro. O al suo partito”.

Ed è proprio alla Lega che si richiedono interventi per sedare la diatriba. Da palazzo Barbieri tutto tace e il capogruppo provinciale Matteo Bragantini si riserva il diritto di chiarificare la vicenda partendo dai verbali. Non si trincera, invece, dietro un “no comment” l’assessore alle Pari opportunità, Vittorio Di Dio che chiede che “l’opposizione si dia una calmata e non attacchi gli esponenti di maggioranza per una scivolata ‘semantica’. Non c’è stata nessuna volontà di offendere, ma un’altra boutade di Marini in una fase concitata della discussione e aggravata dalla presenza della campagna elettorale. E’ un momento delicato e qualche parola di troppo non può e non deve compromettere la serenità degli ambienti politici scaligeri. La strumentalizzazione di un evento del genere potrebbe suonare pericoloso da entrambe le parti e non vorrei che proprio per questo- conclude Di Dio- ‘da un bicchiere di acqua appoggiato su un tavolino traballante si scatenasse una tempesta’”. E ragionando per metafore, servirebbe proprio quella: l’acqua per spegnere l’incendio divampato dentro le sale del Comune.
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