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Il Pd  il vero motore del cambiamento

Il Pd il vero motore del cambiamento

Il Pd il vero motore del cambiamento

Il Pdl incentrato su un leader logoro. Il Partito democratico pronto a cogliere la sfida

Berlusconi ha trasfomato le amministrative in un referendum sulla sua persona. Si è inserito come capolista a Milano, ha attaccato i giudici, strattonato per la giacca Obama, è intervenuto su tutti i telegiornali con pseudo interviste-comizio. Berlusconi ha preso. Perso su tutti i fronti: a Milano, a Napoli, a Torino, a Bologna, a Cagliari, a Novara, a Trieste e persino ad Arcore. La realtà si è presa la propria rivincita contro la fiction berlusconiana. Il Governo delle promesse mai mantenute, delle eterne emergenze, della “crisi che non c’è” è stato sconfitto.

Emergono dati interessanti: il nord è contendibile e il mito dell’avanzata della Lega si è ridimensionato; i ceti produttivi, dagli industriali alle partite Iva, si sono chiaramente stancati della grande rivoluzione liberale che non è mai arrivata. Dopo 17 anni di discorsi al vento e cieli azzurri suona quasi ironico che le uniche liberalizzazioni che gli Italiani ricordino siano quelle di Bersani quando era ministro dello Sviluppo economico. Secondo un sondaggio della Swg, Pisapia è avanti di 17 punti tra autonomi e professionisti e il distacco sale a 30 punti tra i laureati. Segno evidente che nella capitale economica del Paese anche queste categorie produttive, tradizionalmente vicine al centro-destra, si sono sentite tradite dal sogno Berlusconiano e hanno compreso la prospettiva che può offrire un centrosinistra moderno.

Il fenomeno forse avrà un corso più lento fuori dai centri urbani, ma segna una linea di svolta; una prospettiva che ci fa ben sperare per consolidare il profilo innovatore e riformista del Partito democratico. Altro aspetto cruciale: l’importanza delle primarie. Anche se a Milano e a Napoli, per una lunga serie di ragioni che qui non esaminermo, sono emersi due candidati del centro-sinistra non Pd, la consultazione della base ha messo in moto un meccanismo virtuoso che ci ha permesso di aprirci alla società e ribaltare pronostici sfavorevoli (alla faccia anche del profeta tuttologo Beppe Grillo che apostrofava il nuovo sindaco di Milano come “Pisapippa”…).

Dall’altra parte vediamo un Pdl incentrato solo e unicamente su un leader logoro e stanco; un partito demotivato e privo di dibattito democratico interno. Quindi, questa tornata elettorale ci da coraggio e ci fa capire che il difficile percorso intrapreso con il Partito democratico è stata una scelta coraggiosa e proiettata nel futuro. Ora cominciamo a coglierne i frutti. Il cammino è appena iniziato e dobbiamo proseguire con la barra dritta verso il futuro senza nostalgie di quello che eravamo. Il Paese ha bisogno di un grande progetto per ripartire, ha bisogno di valori, ha bisogno di concretezza e contatto con la realtà.


L’epoca del bunga bunga, delle crisi economiche “solo psicologiche”, dei “giudici brigatisti”, dei problemi risolti a gesti, mugugni, battute xenofobe o barzellette sta finalmente per finire. Il Partito democratico è pronto a cogliere la sfida dei tempi che ci attendono? E’pronto ad essere il punto di riferimento dell’Italia nuova che emergerà dalle macerie del centro-destra? Io credo di sì, il vento è cambiato e non possiamo perdere questa occasione.

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