Ikea, Sboarina sotto attacco. "Manca una visione economica e culturale"

Il sindaco di Verona non ha chiuso le porte al colosso svedese ed è pronto ad accettare il punto vendita Ikea ma non il centro commerciale Ikea Center. Ma le opposizioni continuano a criticarlo

Ha aperto uno spiraglio, ma resta sempre bersaglio di attacchi politici. Più che una grana, quella di Ikea è una bomba che l'amministrazione comunale di Verona ha fatto scoppiare negando il previsto insediamento al colosso svedese alla Marangona. Una decisione che ha fatto scattare le critiche delle opposizioni e ha colto un po' di sopresa la stessa Ikea. Il sindaco di Verona Federico Sboarina non ha chiuso però completamente la porta, dicendosi disponibile all'apertura di un punto vendita Ikea alla Marangona, ma non del centro commerciale Ikea Center che sarebbe dovuto sorgere sempre alla Marangona, creando una struttura complessivamente tre volte più grande di quella di Adigeo.

Ciò nonostante continuano gli attacchi rivolti a Sboarina. 

Il No all'Ikea a Verona non è altro che l'ennesimo segno della chiusura politica industriale, commerciale, sociale e culturale in cui sta sprofondando la nostra città - scrive Giorgio Pasetto di Area Liberal - Un No politico ingiustificato, contro l'apertura ad investimenti di grandi gruppi e alla fine vorrei dire contro l'Europa per proteggere una visione limitata dello sviluppo economico della nostra città attraverso giochi di potere locali che vanno a ledere gli interessi dei veronesi.

Per il consigliere comunale di Verona Civica Tommaso Ferrari, "la questione Ikea è l'esempio più lampante di una mancanza di visione che accomuna la vecchia e la nuova amministrazione. Fino all'anno scorso, l'unico obiettivo era fare cassa, autorizzando qualsiasi speculazione senza una riflessione su viabilità, eccesso di aree commerciali, vivibilità dei quartieri. Adesso, l'unica linea sembra essere quella del comodo No a priori: fermare tutto senza mai soffermarsi sugli sviluppi futuri della città".

E sull'argomento è tornato anche l'ex sindaco Flavio Tosi.

Qua c'è un problema di visione economica e culturale della città -  ha detto Tosi - Mentre noi abbiamo lavorato affinché Verona diventasse una città europea dal punto di vista dello sviluppo economico, degli investimenti, del turismo e della cultura, l'attuale sindaco sta attuando una preoccupante regressione. Lui vuole una Verona chiusa, ottusa, oscurantista sotto certi aspetti, più lontana dall'Europa e che rinuncia agli investimenti anche internazionali.

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