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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Politica

Fresco indagato sulla gestione di migranti, la Sinistra: «Destra veronese: da garantisti a manettari»

Gli attacchi arrivati da Lega e Fratelli d'Italia dopo la notizia dell'indagine della Guardia di Finanza, trovano le pronte repliche di Michele Bertucco e del Partito Democratico di Verona, mentre l'accusato predica la bontà del proprio operato in merito alla vicenda

L'operazione della Guardia di Finanza scaligera che vede indagato il presidente della Virtus Verona, Gigi Fresco, per i reati di truffa aggravata nei confronti di un ente pubblico (la Prefettura di Verona), falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e turbata libertà degli incanti, ha scatenato le reazioni della politica.
Secondo i risultati delle indagini delle Fiamme Gialle, una società che vede Fresco come legale rappresentante avrebbe ricevuto circa 12 milioni per la gestione di oltre 700 migranti, senza averne i titoli e con un numero di personale non congruo. Il sequestro preventivo "per equivalente" è scattato venerdì, mentre Fresco è stato indagato anche per autoriciclaggio: secondo l'accusa infatti, avrebbe utilizzato i finanziamenti per la squadra di calcio. 

In passato, tra centro sinistra e Lista Tosi, è stato presidente della VI° Circoscrizione, consigliere provinciale e candidato alle ultime amministrative in città, Fresco è stato nelle scorse ore oggetto delle dure parole e considerazioni del sindaco Sboarina e degli esponenti scaligeri della Lega, i quali hanno preso di mira soprattutto la sinistra, mentre ora i consiglieri di Verona Domani Marco Zandomeneghi, Thomas Laperna, Massimo Paci, Paolo Rossi e Roberto Simeoni, Anna Leso e Paola Bressan, guardano al suo trascorso nella lista dell'ex primo cittadino del capoluogo: «Rispetto alla notizia del giorno che vede indagato il presidente della virtus Luigi Fresco, plaudiamo al lavoro di indagine svolto dalla Guardia di Finanza e ai controlli della Prefettura. Impegno per la legalità che ha portato ai risultati di oggi. Ipotesi di reato gravissime, visto che stiamo parlando di soldi pubblici e ancor più se pensiamo che l’unico indagato è stato amministratore pubblico della nostra città negli anni passati. Presidente di circoscrizione per il centro sinistra e poi diventato uomo di punta di Tosi, tanto da essere candidato come capolista, della Lista Tosi, alle elezioni amministrative del 2017, per risultare poi il più votato del gruppo tosiano in Sesta Circoscrizione. Un’altra stella cadente della galassia dell’ex sindaco Tosi che deve fare i conti con pesantissime accuse da parte della magistratura». 

Le repliche alle parole della destra e del centrodestra veronese non si sono fatte però attendere. Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, rinfaccia agli avversari politici il loro improvviso cambio d'atteggiamento da «garantisti» a «manettari» in base all'appartenza dell'indagato di turno, oltre al fatto che per altre condanne eccellenti non si sarebbe alzata una voce da chi oggi punta il dito contro l'indagato Fresco: «È interessante che prima ancora che terminino le indagini della magistratura la destra veronese e la Lega in particolare parli di “esportazione del modello Riace” e di “business dell’accoglienza” dando per condannato Gigi Fresco.
Una presa di posizione “manettara” giunta in tempo reale che sorprende chi, come il sottoscritto, attende ancora un loro commento alla condanna definitiva dell’ex vicesindaco Giacino o alla condanna in primo grado dell’ex presidente di Amia Andrea Miglioranzi.
L’odio politico va nel senso di mettere in un unico calderone tutto ciò che è vicino o riferibile a Gigi Fresco, a partire dalla Virtus, il cui interesse per la città va ben oltre i meriti sportivi. Ma di tutto ciò alla destra pecoreccia nostrana poco interessa.
Ad accertare le eventualità responsabilità ci penserà la magistratura, certo sorprende in negativo il sistema dei controlli che, se le accuse saranno confermate, avrebbe permesso a qualcuno di operare per anni in un settore tanto delicato come quello dell’accoglienza senza averne i titoli e i requisiti».

Anche dal Partito Democratico di Verona arriva una replica piccata con una firmata dai segretari provinciale e cittadino, Maurizio Facincani e Luigi Ugoli, e dai consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani, richiamano i proprio antagonisti alle loro responsabilità, senza negare i problemi legati al sistema di gestione dei profughi: «Che il sistema di gestione dei profughi e dei richiedenti asilo sia a dir poco inadeguato, lacunoso e potenzialmente criminogeno (come evidenziato dall’indagine romana su Mafia Capitale partita proprio dalla gestione dei campi profughi e costata un lunghissimo processo per corruzione al leader della destra sociale Gianni Alemanno) non lo scopriamo con la vicenda di Mimmo Lucano e nemmeno con quella di Gigi Fresco a Verona.
Sulle specifiche accuse deciderà ovviamente la magistratura, ma fin dalle prime ricostruzioni appare chiaro che soltanto un sistema fondato sull’eterna emergenza può far sì che una società sia destinataria di risorse pubbliche a fini solidaristici senza che nessuno ne verifichi i requisiti.
Eppure l’immigrazione di massa dai Paesi poveri all’Italia risale almeno agli anni Ottanta. E se la situazione della gestione del sistema dell’accoglienza è ancora tale a distanza di decenni, le responsabilità politiche hanno nomi e cognomi: si chiamano Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, che sulla cattiva gestione del fenomeno immigratorio hanno politicamente prosperato lucrando voti seminando il pericolo dell’invasione e soffiando sul fuoco del disagio sociale.
Al di là di proclami populisti come “i blocchi navali” o altre amenità simili, i vari Salvini e Meloni, assieme ai loro epigoni locali (Maschio, Peternoster, Tosato, lo stesso Sboarina) non hanno mai contribuito a risolvere neanche mezzo problema limitandosi a negare un fenomeno che è di portata mondiale e globale.
Chi non fa non sbaglia mai, e con questo faranno i conti con la propria coscienza, ma è inaccettabile che questi professionisti dell’allarmismo sociale, che per di più vestono i panni di Sindaco o di “onorevoli” rappresentanti della Repubblica Italiana, vengano a spargere dubbi sull'intero settore dell'accoglienza e della solidarietà o su una società come la Virtus che ha dato tanto al quartiere e al territorio, non solo in termini sportivi, nella quale operano molte persone spesso a livello di puro volontariato.
È poi difficile accettare reprimende sulla corretta gestione dei soldi pubblici da parte di Sboarina che ha sperperato un milione di euro in consulenze assolutamente infruttuose come nel caso della mancata fusione Agsm-A2A. O lezioni di morale da parte di Ciro Maschio che ha pagato decine di contravvenzioni al codice della strada soltanto quando è stato a rischio di essere messo in mora dal Comune.
Anche se dovessero essere dimostrati comportamenti illeciti in questo caso, non può essere messo in dubbio il valore dell'accoglienza e del sostegno. E non possiamo denigrare tutto un mondo che lavora bene e fa onore al nostro territorio veronese».

Nel frattempo sulle colonne de L'Arena Fresco offre la propria versione dei fatti, dicendo che il tutto risale a «a cinque o sei anni fa» e spiegando che «ogni spesa, ogni bilancio sono stati verificati dalla prefettura». Prosegue poi Fresco: «Abbiamo partecipato ai bandi indetti dalla prefettura e siamo stati accettati. Se qualcosa non funzionava l'avrebbero scoperto, o no? Ci contestano ora di aver fornito documentazione insufficiente, ma come? Non se n'è accorta la prefettura? Ci dicono che nel nostro statuto non era contemplata l'accoglienza. A parte che non immaginavo che lo statuto di un'associazione fosse così importante, ma se ne dovevano accorgere in prefettura, o no?». Il presidente-allenatore della Virtu ha poi aggiunto, relativamente ai 12 milioni di euro che si tratta della cifra cumulativa di questi anni e non di quella trovata specificando «fare accoglienza adesso non dico si va in pari, ma quasi, da quando Salvini fece tagliare i contributi».
Fresco si difende dunque dalle accuse e si tutelerà nelle sedi opportune, mentre infervora la discussione poltica. 
 

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